Latest Entries »

È nato tutto da un tentativo di sperimentazione.“Maximilian”, il nuovo disco di inediti di Max Gazzè, esce venerdì 30 ottobre per la Universal Music. È l’undicesimo album in studio del cantante che, progetto dopo progetto, ci abitua a novità, sperimentazioni e colori sempre differenti. “Il titolo del disco nasce da un processo particolare. Maximilian doveva essere uno pseudonimo per fare un disco di musica sperimentale. Ma mentre stavo lì con il sintetizzatore, è apparso lui, Maximilian – spiega il cantante – Era una vera e propria presenza che mi ha detto ‘Farai un disco e lo chiamerai come me’”.

L’immagine di quest’uomo “di un presente diverso”, in realtà, rappresenta una metafora per raccontare una delle sfaccettature dell’artista Max Gazzè che – dopo il progetto con Niccolò Fabi e Daniele Silvestri – ha voluto imprimere un approccio differente alla propria musica.

Facendo riferimento alla cover del disco, il cantante ha spiegato: “L’ambientazione è un futurista anche se sembro in un quadro di qualche decennio fa”. Altro segnale all’ascoltatore: “Il tempo non cambia ma tutto cambia nel tempo”.

Va detto: la sperimentazione elettronica che è stata alla base della nascita di questo disco, in realtà, non è così forte.Oltre a La vita com’è, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album (riscuotendo un grandissimo successo in radio e negli store digitali), alcuni brani che meritano di essere raccontati.

Primo fra tutti Mille volte ancora, il brano alla #1 della tracklist di “Maximilian”: “Si tratta della lettera di un padre al figlio. Il rapporto è più metafisico che terreno”, spiega Gazzè, “Bisogna non adagiarsi mai su una relazione affettiva del genere, ma ricominciare sempre, alimentare l’amore”.

E ancora, Un uomo diverso, brano che pone alcuni interrogativi significativi (“È giusto cambiare se stessi per piacere agli altri?”) e Sul fiume (“Ho scelto questa canzone perché aveva un sapore un po’ retro. Anche il linguaggio è molto semplice, con una tonalità molto bassa”, ha spiegato).

Se si parla di linguaggio, Gazzè si fa più serio. “Nei miei testi c’è sempre la tensione a suggerire temi seri, ma forse il territorio per renderli più accessibili è utilizzare ironia e sarcasmo. Si può essere seri anche senza essere seriosi”. E continua: “Quando scrivo con mio fratello (Francesco Gazzè, ndr) già vedo la musica, semmai modifico la musica che ho in mente. Il testo deve già essere musica”.

E su questo una polemica sulla scrittura di tanti cantautori di oggi: “Oggi noto una mancanza di consapevolezza di chi scrive: manca un’affinità tra testo e musica. Guccini e De Andrè, ad esempio, avevano una tecnica di scrittura ben precisa; ora è la fiera della rima baciata”.

Per questi motivi ogni volta che Gazzè si prepara con la sua band a suonare in un locale, il consiglio è sempre uno: “Suoniamo come se fossimo davanti a una platea di bambini”. E spiega: “Lo dico per la sensibilità dei bambini, che percepiscono (e non interpretano) la musica”.

Della recentissima esperienza con gli amici Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, Gazzè è entusiasta: “Ho finito il tour di “Sotto Casa” e dopo due giorni ero già a casa di Daniele a scrivere. Ma è stato tutto utile, anche se è passato troppo poco tempo per dire per quali aspetti in particolare”.

A margine della conferenza, anche la richiesta di un’opinione sul caso Marino a Roma. “Non ho una percezione reale di quello che sta accadendo, perché – da una decina di anni a questa parte – ho deciso di non approfondire più e di non guardare troppo i telegiornali”.

Tra pochi giorni inizierà poi un tour instore: “Ci sarà un set acustico con la band e canterò, in ognuno di questi appuntamenti, quattro brani del disco nuovo e un paio del mio repertorio”. Gli appuntamenti sono: Roma (30/10), Milano (2/11), Bologna (3/11), Bari (4/11), Napoli (5/11), Torino (11/11) e Firenze (12/11).

A febbraio, infine, partirà il vero e proprio tour, che ha già registrato un grande successo di vendite: “A livello di costruzione del live, stiamo già lavorando sui visual, sugli schermi, sulla scenografia. Voglio dedicare una particolare attenzione già da ora”.

Ecco gli appuntamenti dove poter ascoltare dal vivo Max Gazzè: Pescara (30/01, Palasport), Bologna (5-6/02, Estragon Club), Milano (9-10/02, Alcatraz), Venaria Reale – Torino (11/02, La Concordia), Roma (19-20/02 Atlantico Live), Firenze (25-26/02, Obihall), Riva del Garda – Trento (12/03, Palasport), Padova (25/03, PalaGeox) e Rimini (2/04, Velvet Club).

Se proprio non riuscite ad aspettare, il prossimo 7 novembre Max Gazzè canterà a Roma all’Outdoor Festival, in una delle tappe del Jack On Tour.

http://www.panorama.it

Il cantautore: “Canto l’amore in varie forme, come quello fra un padre e la propria figlia. Io ne ho quattro e so cos’è l’incomunicabilità”

Ce lo immaginiamo come una specie di mago alchimista Max Gazzè, che mescola pozioni magiche, inventa, sperimenta nuove formule. Quando si chiude, da solo, nel suo studio di registrazione tutto è possibile. Perfino assistere alla nascita del suo alter ego… Maximilian. Ma chi è? «È una creatura che viene da un’altra dimensione, nata da una strana combinazione di suoni, arriva dallo spazio e presto prenderà il sopravvento su di me.. mi fa paura. È capace di arrivare con la sua spada e farmi a pezzettini, come Uma Thurman in Kill Bill!». A Gazzè piace giocare e nel nuovo album, in uscita domani per Universal Music, deve essersi divertito parecchio ad immaginare questo Maximilian che dà il titolo al disco, «un personaggio metafisico, antico e moderno, una delle tante componenti di me: cantante, bassista, strumentista, compositore e poi c’è lui. È arrivato Maximilian! È arrivato Maximilian! Altro che arrotino…». Ride Max, che fremeva per pubblicare questo album, composto da dieci brani freschi e orecchiabili, ironici e sperimentali: «l’ho fatto un po’ di corsa, ma sentivo che era il momento giusto».

Max, è sempre stato questo il titolo dell’album?
«Sì, anche se Maximilian all‘inizio doveva essere il nome di un progetto sperimentale molto più ampio. Ho una grande passione per le onde, le frequenze… Poi questa ricerca si è mescolata con le canzoni e alla fine ho dato il nome all’album. Ma questo è solo l’inizio… presto Maximilian si sgancerà da me, prenderà lui tutte le decisioni e comincerà a fare anche i dischi al posto mio».

Intanto tranquillizziamo subito gli animalisti: la pelliccia nella cover ovviamente è finta…
«Certo che è posticcia, non ne vedo una vera da vent’anni».

Il filo conduttore della maggior parte dei brani mi pare che sia l’amore.
«L’amore in varie forme. Per esempio il primo brano, Mille volte ancora, parla del rapporto tra un padre e una figlia, che cresce, diventa adolescente e comincia ad avere le sue esigenze. Quindi c’è un allontanamento, una distanza che genera sofferenza. È un brano che parla di incomunicabilità. Sono padre di quattro figli e ho dedicato molto tempo a loro, ma quando io non ci sono ne soffrono. È un modo per dire che io sono sempre lì».

«La vita com’è» ha anticipato l’uscita dell’album: un invito a prenderci tutti meno sul serio?
«Si, un invito a prendere la vita così com’è, ad avere un approccio più filosofico, a non-resistere».

Come nascono questi brani, da un lavoro in solitudine? O preferisci circondarti di collaboratori e magari di figli?
«No, di solito mi chiudo nel mio studio da solo. Poi i testi in genere è mio fratello Francesco a scriverli. Da lì nascono le canzoni. Ormai questi testi hanno acquisito una tale geometria che se devo cambiare una frase cambio anche la musica. Ci sono periodi in cui ovviamente noi due lavoriamo insieme. Altri in cui lavoriamo separatamente e poi assembliamo tutto, in modo sempre variopinto».

Spesso nei tuoi album ci sono brani molto «politici», stavolta come mai hai scelto di non affrontare temi più sociali?
«In questo momento non mi andava di mescolare la politica con la musica. Continuo ad vere le mie idee, ma non ho più l’entusiasmo che avevo 10-20 anni fa. C’è un brano però, In breve, che parla del livello di indifferenza dell’opinione pubblica, di come un suicidio venga spesso relegato in un trafiletto».

E poi c’è l’ultimo brano, «Verso un immenso cielo», in cui ti sei sbizzarrito…
«È un pezzo di cui vado molto fiero, dentro ci sono tanti riferimenti e si passa dal valzer ad una esplosione di 80 elementi».

Sono trascorsi giusto venti anni dal tuo primo album, «Contro un’onda del mare», ci sono stati momenti difficili?
«I momenti difficili ci sono stati e sono stati necessari per apprezzare quelli belli. Montagne e vallate…Ma ho sempre cercato di essere sincero, onesto».

Il tour e il disco con Silvestri e Fabi: come è andata?
«È stato un’esperienza bellissima, e poi per la prima volta siamo riusciti a far collaborare Sony e Universal. È un momento complicato per l’industria discografica e collaborazioni come questa possono aiutare a risolvere problemi seri come quello dei licenziamenti».

Infine il cinema, dopo «Coast to coast» con Papaleo ti vedremo ancora sul grande schermo?
«Sto girando un film di Simona Izzo, Gli scoppiati. Farò la parte di un padre musicista, che mi somiglia molto in effetti. E sarà mia anche la colonna sonora».

http://www.unita.tv

Il cantautore romano presenta a Tgcom24 il nuovo disco, che uscirà il 30 ottobre

13:15 – Non si ferma un attimo Max Gazzè. Il 30 ottobre – a pochi mesi dall’ultima tappa del tour con Daniele Silvestri e Niccolò Fabi – arriva infatti il nuovo disco “Maximilian“, uno strano personaggio venuto da un’altra frequenza. “Doveva essere uno pseudonimo con cui fare un album di musica sperimentale, che poi non ho fatto – racconta a Tgcom24– Ma lui mi ha ordinato di dargli comunque il suo nome, per presentarlo”.

 

Foto 1

Un viaggio siderale che parte dall’amore “metafisico tra un padre e un figlio” di Mille volte ancora e che si chiude con il volo dell’anima di Verso un altro immenso cielo. Nel mezzo tutto lo spettro di sentimenti umani, dal rapporto di coppia all’indifferenza verso gli altri, a cui Gazzè si avvicina con la consueta ironia.

In Teresa il litigio di una coppia diventa lo spunto per “parlare degli ostacoli della convivenza, tanto che a uno viene voglia di tornarsene dai genitori”; mentre In breveracconta di come il dramma di un suicidio venga riassunto in un breve trafiletto sul giornale. Atmosfere retrò dai toni “azzurro pastello” colorano invece Sul Fiume, dedicato ad una donna chiusa nel suo dolore ed indifferente al mondo esterno.

In Disordine d’aprile in cantautore si diverte a giocare con la metrica perché “vedo già la musica nel testo scritto. Il suono delle parole è importantissimo”. Ed è questo anche il segreto del successo del primo estratto La vita com’è “la cantano anche i bambini, è una filastrocca. La memorizzano perché la percepiscono senza passare attraverso l’interpretazione. Mi piace, per me è questo il fine della musica”.

E Maximilian fa capolino anche in chiusura del disco, in Verso un altro immenso cielo “un brano a cui tengo molto, è stato il più impegnativo di tutto il disco. Ci sono già degli elementi che introducono quello che sarà il lavoro nei prossimi anni, anzi magari tra sei mesi uscirà un disco di Maximilian…”

LE DATE DEL TOUR

Pescara (30 gennaio)
Bologna (5 e 6 febbraio)
Milano (9 e 10 febbraio)
Torino (11 febbraio)
Roma (19 e 20 febbraio)
Firenze (25 e 26 febbraio)
Riva del Garda (12 marzo)
Padova (25 marzo)
Rimini (2 aprile)

http://www.tgcom24.mediaset.it/

Di @AriRiot

maxgazze

Contro l’agghiacciante ‘sagra delle rime’ delle canzoni di oggi arriva “Maximilian

Questa volta mi permetto una piccola digressione. Mi è sempre piaciuto molto un aspetto di Max Gazzè (che il 30 ottobre pubblicherà il suo nuovo disco“Maximilian”): al di là del lato prettamente musicale, Max ha sempre dedicato grande cura ai testi delle sue canzoni, che sono una vera e propria goduria lessicale.

I testi sono spesso quasi delle filastrocche, e racchiudono una vera e propria musicalità intrinseca. Lo ha specificato lui stesso, nel corso dell'(oceanica) conferenza stampa che si è svolta nella sede milanese della sua casa discografica:suono delle parole. Quello che trovo raccapricciante è il modo in cui vengono messe delle parole in alcune canzoni: se le parole non hanno un loro suono diventano stridenti. C’è la sagra delle rime baciate, delle rime alternate: quello che sento è la mancanza di consapevolezza di come si deve si deve trattare un testo. La canzone è fatta di testo e musica, bisogna trovare il giusto equilibrio tra le due cose. Il testo dev’essere già musica

Alcuni testi di questo disco sono stati scritti insieme a suo fratello Francesco:

“Nei testi scritti in questi anni c’è sempre l’attenzione a suggerire degli argomenti seri, però per renderli più accessibili bisogna usare quel minimo di ironia, e anche di sarcasmo. Si può essere seri senza essere seriosi, si può fare dell’ironia senza essere dei cialtroni o dei pagliacci. Quando scrivo con mio fratello non tocco nulla di quello che lui fa. Io già vedo la musica in quello che lui scrive, piuttosto adatto la musica”

Quanti artisti dovrebbero imparare da lui, chiusa parentesi.

Ma torniamo alla musica. “Maximilian”, dieci tracce di suggestioni a occhi chiusi. Che si apre con “Mille volte ancora”, la lettera di un padre a un figlio:

“L’amore è qualcosa di unico che viene poi culturalmente trasferito in vari elementi. L’amore per un figlio va coltivato, alimentato e ricostruito ogni volta. Ci sono delle incrinature, delle incomprensioni, ci sono tentativi di distruggere il rapporto, è la natura stessa che fa questo. Bisogna poi essere bravi a ricostruire, a ricercare. L’importante è non adagiarsi su un rapporto, ma vedere questo rapporto ogni giorno diverso”

In questo disco vengono raccontati molti tipi di rapporti:

“Di rapporti, di esasperazioni, di condizioni nei rapporti, detti in chiave ironica e a volte esasperata – come ad esempio in ‘Teresa’ -. In questi tempi è molto più facile separarsi che stare insieme e ricostruire ogni giorno”

Ma chi è “Maximilian”?

“In Maximilian vedo me stesso: è difficile descrivermi, non saprei come farlo se fossi solo al mondo. Ci vuole qualcun altro che lo fa, avrei bisogno di uno specchio. Io sono un musicista, sono uno sperimentatore, al di là delle canzoni mi piace sperimentare con i suoni, sono un compositore e anche un cantante. Maximilian è una parte di me che si è staccata e rappresenta quella cosa lì”

http://www.soundsblog.it/

max-gazze_980x571

«Quando un progetto è lì che chiama, non si può lasciarlo raffreddare. Io a Maximilian ho pensato quest’inverno, reduce del trio con Niccolò Fabi e Daniele Silvestri. Avevo due strade davanti: passare l’estate in studio e chiuderlo oppure abbandonarlo. Ho scelto la prima».
Il nuovo impegno di Max Gazzè da solo è un disco (in uscita il 30 ottobre) e un tour (dal 30 gennaio) di musica sperimentale («Mi diletto da svariati decenni a utilizzare sintetizatori e software che modificano le onde») che contiene (soprattutto) una lettera di un padre al figlio intitolata Mille volte ancora.

Lei ne ha quattro.

«A Samuel, 17 anni, volevo dire che anche se non ci sto sempre, voglio prendermi cura di lui come quando ne aveva 4, e non deve più vivere la mia lontanza come un abbandono. Bianca, 15, è il mio orgoglio: campionessa italiana di salto a ostacolo. Emily, 10, va a scuola. E poi c’è la piccola Silvia, nata due anni fa dalla relazione con una ragazza con cui sono stato insieme un anno».

E non era Asia Argento, se no ce ne saremmo accorti.

«No, appunto: vive a Trento, siamo rimasti in ottimi rapporti, cerco di vederle il più possibile».

L’amore come va? In un’altra canzone dice che «porta guai, si perde quasi sempre».

«Una relazione, quando c’è, porta con sé la responsabilità di coltivarla. Io non sono più in grado di avere un rapporto. Ormai penso di non potere più convivere con nessuno».

Fonte: vanityfair.it

Sempre più ironico. Grande Max!

Se fossi qui dipenderei dalle tue tenerezze

dette sul collo a bassa voce ma lo sai

l’amore porta guai si perde quasi sempre c’è gente

che facile non si riprede più ma tu

guarda me, prendo tutta la vita com’è

non la faccio finita ma incrocio le dita e mi bevo un caffè

Ammazzo il tempo provando con l’automeditazione canto un po’

nella testa ohohohohohoh…

e mi rimetto ripulendo il mio salotto dal terribile ricordo che resta di te

Se fossi qui mi lascerei

tentare dalle tue carezze

però ringrazio Dio che non ci sei

l’amore fa per noi ma separatamente

c’è gente che come me non si riprende mai, lo sai

guarda te questo straccio di vita cos’è

non la faccio finita soltanto perché è pronto un altro caffè

Ammazzo il tempo provando con l’auto meditazione canto un po’

nella testa ohohohohohoh…

e mi rilasso finché non ho più addosso quel terribile ricordo rimasto di te

Indifferente che mente c’è l’eco di quelle malelingue che…

mi han detto ohohohohohoh

ci sono cose su di lei che è meglio non sapere mai

sai che ricordo mi resta di noi

ohohohohohh…

e mi rimetto ripulendo il mio salotto dal terribile ricordo che resta di te

Guarda me prendo tutta la vita com’è

non la faccio finita ma incrocio le dita e mi bevo un caffè

Ammazzo il tempo provando con l’auto meditazione canto un po’

nella testa uh uh uh uh uh uh…

e mi rilasso finché non ho più addosso quel terribile ricordo rimasto di te

Indifferente che mente c’è l’eco di quelle malelingue che

mi han detto uh uh uh uh uh uh…

ci sono cose su di le che è meglio non sapere mai

sai che ricordo mi resta di noi

ma ci son cose su di me che forse non ci crederai

sai che ricordo ti resta di noi

max2

fsglive_cecchetti

( foto di Simone Cecchetti https://www.facebook.com/simone.cecchettibis )

Panorama.it

“Quello che vogliamo trasmettere con questo progetto è la potenza del collettivo sul singolo, l’importanza di mettersi insieme”, ha spiegato Niccolò Fabi il giorno della presentazione dell’album Il padrone della festa, realizzato a sei mani con gli amici-colleghi di sempre Daniele Silvestri e Max Gazzè, con i quali ha diviso tante volte il piccolo palco de Il Locale di Roma.

E’ innegabile che il loro progetto discografico prima, e poi il tour insieme siano stati due delle più belle sorprese musicali dell’ultimo anno.

Ieri sera una spettacolare luna piena ha accompagnato a Rock in Roma l’ultimo concerto congiunto dei tre artisti, almeno per un po’ di tempo. D’altra parte era stato messo in chiaro fin dall’inizio chela loro sarebbe stata una collaborazione limitata nel tempo, prima di tornare ciascuno alla sua carriera solista, arricchita da un bagaglio d’esperienze di inestimabile valore umano e artistico.

Non c’era, però, nessuna nostalgia tra i 20.000 spettatori che sono accorsi ieri sera a Rock in Roma, ospitato all’Ippodromo delle Capannelle, per abbracciare l’ultima volta i propri beniamini. Colpiva immediatamente l’eterogeneità del pubblico, composto da ragazzi dai venti ai cinquant’anni, in alcuni casi anche con prole a seguito, tra fan della prima ora e nuovi “adepti” conquistati da Il padrone della festa.

In effetti, più che un concerto, è stata una vera e propria festa, che ha preso il via alle 22 per concludersi quasi tre ore dopo con un interminabile e meritato applauso.

Un battito cardiaco, accompagnato dalle immagini in bianco e nero dei momenti più belli del tour,  scandisce l’ingresso dei tre cantautori romani, che aprono le danze con i ritmi in levare di Alzo le mani.

“Come saprete in molti questa è l’ultima data -sottolineano i tre- dovevamo finire il tour ancora prima, ma non potevamo non chiuderlo nella città dove tutto è iniziato”.

I ritmi salgono con Life is sweet, che dal vivo ha un tiro ancora maggiore che nell’album, salutata da un cartello di una fan con la scritta “Con voi Life is sweet”.

Atmosfere più morbide caratterizzano Sirio di Max Gazzè, brano forse ispirato al successo di Alan Parsons. “Sono contento di aver suonato questa canzone- spiega Fabi- è una delle prime che Max suonava al Locale. Ci sembrava perfetta per mostrarvi la bellezza della libertà che ci siamo concessi“.

Una buona idea, cantata a due voci insieme a Gazzè, acquista via via ritmo e bassi, con il refrain che viene cantato in coro dal pubblico di Capannelle.

“Già ai tempi del locale avevo cercato di mostrare che si poteva scrivere una canzone su qualsiasi minchiata”, afferma Silvestri per introdurre il suo godibile Il flamenco della doccia, accompagnato dai battiti di mani da improvvisati ballerini spagnoli e dai cori in francese maccheronico dei suoi divertiti compagni di viaggio.

Verso la fine del brano fa il suo ingresso, battendo le mani a mo’ di ballerini di flamenco, la superband che li ha accompagnati in questi mesi di tour, “i nostri migliori amici che sono anche i nostri migliori musicisti”, come afferma Gazzè: Roberto Angelini alla chitarra elettrica e slide, Max Dedo  ai fiati, Gianluca Misiti alle tastiere, Piero Monterisi alla batteria, Josè Ramon Caraballo Armas alle percussioni e tromba e Adriano Viterbini alle chitarre.

Regala grandi emozioni L’amore non esiste, basata su un gioco di rimando tra gli opposti, con Silvestri e Gazzè che premono volutamente l’acceleratore sul cinismo, mentre a Fabi è affidato il ruolo del cantante romantico, esemplificato dalla frase “l’amore non esiste, esistiamo io e te”. Bella la coda  strumentale, con un imponente finale in crescendo alla Beatles e il coro “pa pa pa” che sembra pensato apposta per le grandi platee.

“Già partono le prime stecche”, si scusa sornione Gazzè. “Sono scelte alternative alla nota giusta -replica divertito Fabi- poi tu hai sempre fatto come cazzo ti pareva”. Un assist per la successiva Come mi pare, il cui testo offre diversi spunti di riflessione: “Chi vuole scrivere impari a leggere, chi vuole suonare prima deve imparare ad ascoltare, chi vuole ridere impari a piangere, chi vuole capire prima deve riuscire a domandare”.

“Come va?-chiede Gazzè- Fa caldo? Oggi non sapevo come vestirmi, mi sono portato dietro l’armatura saracena,  ma poi non me la sono messa”.

E’ il momento, per ciascuno, di interpretare una canzone del suo ricco repertorio: Ma che discorsi di Silvestri, E’ non è di Fabi e Il solito sesso di Gazzè, quest’ultima accolta da un vero e proprio boato.

Lo show è rodato nei minimi particolari e non ha mai una caduta di tensione, con i tre artisti che si divertono a spalleggiarsi e a fare da coristi l’uno all’altro, mentre la band macina virtuosismi chitarristici, solida ritmica e fiati ricchi di pathos.

Vento d’estate, ormai un classico della bella stagione, non mostra i suoi quasi vent’anni, ma risulta ancora fresco come una brezza marina.

Silvestri è coinvolgente e autorevole nell’ invettiva politica de Il mio nemico, mentre atmosfere decisamente più spensierate caratterizzano L’avversario, uno dei momenti più divertenti e coreografici del concerto,  dove Max Gazzè e Niccolò Fabi fanno il loro ingresso con la vestaglia da pugili impreziosite dalle scritte Max e Nicc, per affrontarsi a colpi di canzoni del loro repertorio, arbitrati da Daniele Silvestri, che a sua volta accenna Le cose che abbiamo in comune.

Fabi canta Mentre dormi di Gazzè e incanta in Costruire, uno dei suoi brani più emozionanti, al termine del quale viene abbracciato con trasporto da Silvestri. E’ il momento della sua latineggianteAutostrada, scandita dal suo personale fraseggio quasi rappato, che si trasforma nel finale in Corazon espinado di Santana, interpretata dal percussionista cubano Ramon.

Spazio al medley composto da tre dei brani più amati delle loro carriere soliste, Capelli, Occhi da orientale e Il timido ubriaco.

Convincono pienamente  anche Cara Valentina e Il negozio d’antiquariato, quest’ultima cantata in coro dai 20.000 spettatori, che si prestano volentieri a supportare Silvestri nella celebrazione della romanità un po’ sboccata di Testardo.

Il finale del concerto è travolgente con le hit La favola di Adamo ed Eva, Lasciarsi un giorno a Roma e Salirò, tutte e tre accomunate da un beat pulsante che trasforma l’Ippodromo delle Capannelle in una gigantesca discoteca all’aperto.

Dopo due ore tiratissime, è tempo di una breve pausa, prima del generoso bis, con altri cinque brani, quasi un concerto nel concerto:Sornione, Una musica può fare, Gino e l’alfetta, Sotto casa e Cohiba, dove alcuni spettatori srotolano una bandiera cubana e fanno il pugno chiuso.

Dopo due ore e mezza di ottima musica si può essere più che soddisfatti, ma le luci ancora spente e il filmato di un pianeta rosso che si avvicina in modo minaccioso fanno intuire che la festa avrà ancora una gustosa appendice.

La chiusura è affidata, e non poteva essere diversamente, alla title track Il padrone della festa, un brano perfetto da suonare in acustico, con gli smartphone a simulare l’effetto accendino, il cui climax è la frase sibillina “perché il sasso su cui poggia il nostro culo è il padrone della festa”.

La canzone scandisce l’uscita, uno ad uno, dei cantautori e dei musicisti, sommersi dalle ovazioni del pubblico entusiasta.

E’ ormai mezzanotte e tre quarti, ma il gruppo al completo ritorna alla ribalta per l’ultimo grande, abbraccio collettivo, sulle note registrate di Alzo le mani cantata da buona parte del pubblico, che non mostra alcuna intenzione di guadagnare l’uscita, quasi a voler prolungare la magia della serata.

Cala il sipario, con numerosi occhi lucidi sia sopra che sotto al palco, sul fortunatissimo tour de Il padrone della festa, che ha regalato emozioni e divertimento a decine di migliaia di spettatori in tutta Italia, oltre che in alcuni club europei.

Ci auguriamo, vista l’oggettiva riuscita dell’operazione, che Fabi Silvestri e Gazzè, un po’ come fanno ormai da 46 anni Crosby Stills & Nash a cui sono stati più volte accostati, tornino ogni tanto a incrociare le loro chitarre e le loro voci. Speriamo che la festa continui.

 

urbanpost.it

Postepay Rock in Roma: Gazzè, Fabi e Silvestri, l’arrivederci del trio delle meraviglie

20 mila fan ieri al concerto Postepay Rock in Roma del trio Gazzè, Fabi e Silvestri. Cori, sorrisi e striscioni ad accogliere “i padroni della festa”, che da una grande amicizia hanno saputo cogliere melodie e una ricca esperienza musicale.

Non è un addio, è un arrivederci“, rassicura il trio composto da Max Gazzè,Niccolò Fabi e Daniele Silvestri. Parole che rincuorano i fan e tutti gli amanti del trio delle meraviglie che ieri ha dato, ancora una volta, il meglio di sè alle Capannelle di Roma. Avevano deciso di concludere il loro tour all’Arena di Verona ma come resistere al richiamo di Roma, la città eterna dalla quale tutto è iniziato? 20 mila fan ieri ad attenderli sotto il palco romano, che ospita il Postepay Rock in Roma.

Cori, sorrisi e striscioni ad accogliere “i padroni della festa“, che da una grande amicizia hanno saputo cogliere melodie e una ricca esperienza musicale. La loro unione è stata una delle sorprese più belle dell’ultimo anno, nonostante fosse chiaro fin dall’inizio che il tutto avrebbe presto avuto una fine. Peccato, perché il trio fa impazzire davvero tutti, giovani e ultra quarantenni. Si inizia con Life is Sweet, che dà lo “slancio per partire” al massimo durante la calda serata romana. E conL’amore non esiste si assiste a un cambio di atmosfera, più dolce e profonda grazie all’interpretazione di Daniele Silvestri.

Cara Valentina e Il negozio d’antiquariato sprigionano le voci della folla, che canta a squarciagola le melodie di Gazzè. Le hit sono senz’altro le più coinvolgenti:Lasciarsi un giorno a Roma, che riprende la tematica della serata e Salirò, un tuffo nel passato sanremese di Silvestri. A completare la serata e a chiuderla con la dovuta standing ovation è Il padrone della festa, che lascia l’amaro in bocca ai presenti, forse perché vorrebbero che tutto ciò non fosse un addio.

 

rainews.it

Fabi-Silvestri-Gazzè, l’ultimo show a Roma ma “non è un addio”

31 LUGLIO 2015 Non hanno resistito al richiamo di Roma, della loro Roma, dove tutto è iniziato. I tre menestrelli Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè sono tornati sul palco del Rock in Roma, insieme, per quella che è stata l’ultima tappa del loro speciale tour “Il Padrone della Festa”, nato come coronamento di una ventennale amicizia e scritto a sei mani dopo un viaggio umanitario in Sud Sudan. Un commiato che in realtà è stata una grande festa durata oltre due ore e mezza che si è conclusa con un interminabile e meritato applauso… Il servizio di Roberta Rizzo – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/fabi-gazze-silvestri-ultimo-show-a-Roma-ma-non-addio-a95e71a7-caec-471b-a3e7-045a3d82d1bf.html

 

it.blastingnews.com

Fabi Silvestri Gazzé: emozioni ed applausi a Rock in Roma 2015

Oltre 20.000 spettatori, tre ore di musica ed un lunghissimo applauso per l’ultima data del tour “Il padrone della festa”

Ieri sera,  all’Ippodromo delle Capannelle di Roma, si è tenuto il gran finale del tour che ha visto protagonisti Niccolò Fabi,Daniele Silvestri e Max Gazzè, una delle più belle sorprese musicali degli ultimi anni. Una serata piena di emozioni e tre ore di musica e parole che hanno allietato un pubblico eterogeneo, che ha deciso di festeggiare insieme ai tre cantautori romani l’ultima data di un percorso artistico decisamente sorprendente. Non è solo una conoscenza di lunga data a legare i tre cantanti: Niccolò, Max e Daniele, infatti, sono un ‘unicum’ perfetto in grado di donare emozioni e raccontare storie di vita come solo i veri artisti sono in grado di fare.

Come dichiarato dagli stessi cantautori, la data dell’Ippodromo delle Capannelle non era prevista. L’ultimo concerto, infatti, sarebbe dovuto essere quello del 22 maggio all’Arena di Verona. Il grande successo di pubblico ed una sintonia a dir poco ‘magica’, però, hanno spinto il trio a fare il bis. Data l’eccezionalità dell’evento, i tre cantautori hanno deciso di consentire anche a tutti coloro che hanno preso parte alla serata del 22 maggio all’Arena di Verona di assistere al concerto a Rock in Roma gratuitamente.

Quella di ieri sera è stata un’ultima data all’insegna della celebrazione. Una festa in piena regola, dunque. Come di consueto, Niccolò, Daniele e Max hanno deciso di aprire il concerto con ‘Alzo le mani’ ma, questa volta, hanno voluto omaggiare il loro pubblico proiettando vari fotogrammi dei momenti più significativi della loro avventura ‘a tre’. Lo spettacolo era, senza alcun dubbio, rodato, ma le emozioni sono state moltissime, quasi come se quella di ieri fosse stata la prima e non l’ultima data del tour. Poco prima dell’una di notte, i tre cantautori si sono congedati dal loro pubblico con la bellissima canzone ‘Il padrone della festa’, e sono stati virtualmente abbracciati da un lunghissimo e caloroso applauso. Ma vediamo come è nato ‘Il padrone della festa’ e, sopratutto, quando Niccolò, Daniele e Max hanno deciso di collaborare.

“Il padrone della festa”: la storia

Si conoscevano da sempre Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè ma, nonostante avessero più volte manifestato il desiderio reciproco di lavorare a un progetto comune, ognuno dei tre ha intrapreso il proprio percorso artistico. Il destino, però, ha giocato le sue carte, e la scintilla che ha dato il via al progetto ‘Il padrone della festa’ è stata la missione umanitaria in Sud Sudan, nella quale Niccolò ha coinvolto anche Daniele e Max. Quella del Sud Sudan è stata un’esperienza emozionante, che ha consentito ai tre di realizzare che era arrivato il momento di pensare ad un progetto al quale lavorare insieme.

Dall’esperienza del Sud Sudan è nato il pezzo ‘Life is sweet’ che, in poche settimane, ha riscosso moltissimi consensi. Sull’onda del successo, Niccolò, Max e Daniele sono poi partiti alla volta di un tour europeo, a seguito del quale è nato l’interessante docu-film ‘LocalEuropa – musica valida per l’espatrio’, in cui i tre artisti, oltre a raccontare il loro tour, hanno descritto in maniera egregia la realtà di tutti gli italiani che hanno deciso di lasciare la propria patria. Il tour, poi, è continuato in Italia, riscuotendo numerose dimostrazioni di stima ed affetto da parte del pubblico.

Progetti per il futuro

Nella speranza che quello di questa sera a Rock in Roma sia solo un arrivederci e che vi siano ancora numerose occasioni di vedere Niccolò, Daniele e Max esibirsi insieme, pare che i tre artisti abbiano espresso la volontà di tornare ognuno sulla propria strada. Di sicuro, la perfetta intesa tra l’eleganza d’animo di Niccolò Fabi, la razionalità di Daniele Silvestri e l’eccentricità di Max Gazzè, che ha consentito la nascita di un progetto tanto ambizioso quanto completo come ‘Il padrone della festa’, rimarrà uno dei progetti musicali più riusciti dell’attuale panorama musicale italiano.

 

correttainformazione.it

Fabi Silvestri Gazzè, arte e amicizia trionfano nella grande festa del Rock in Roma

Tre amici…un sogno. Così, intorno alle 22 di ieri 30 Luglio 2015, il maxischermo introduce i 3 artisti romani sul palco del Rock in Roma. Migliaia le persone accorse da tutta Italia per assistere all’ultima grande festa del riuscitissimo progetto Fabi Silvestri Gazzè.

L’atmosfera è delle migliori, un giro di boa di una calda estate romana. Nelle ore precedenti l’intera zona di Capannelle è stata letteralmente paralizzata dal fiume di gente che si avvicinava verso l’ippodromo. Si percepisce tutta la carica che accompagnerà lo spettacolo per circa 2 ore e mezza di musica. Fabi Silvestri Gazzè trasudano un contagioso entusiasmo ripercorrendo i loro più grandi successi senza tralasciare i brani frutto della loro collaborazione nell’album Il padrone della festa. Niente da invidiare ai tanti  nomi internazionali che si sono alternati nelle scorse settimane sul palco del Rock in Roma. “Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono” cantava Giorgio Gaber. Ebbene, Fabi Silvestri Gazzè rientrano a mani basse tra le cose per cui ci si sente fortunati di appartenere a questo paese. Tendiamo spesso a guardare con nostalgia al glorioso passato artistico nostrano, ma in questo caso il concerto di ieri sera è la netta dimostrazione che la grande arte è ancora qui, proprio in mezzo a noi e chi era presente non dimenticherà facilmente ciò che ha visto ed ascoltato. Tre chitarre, tre voci, tre amici. Silvestri ogni tanto lasciava la propria sei corde per muovere le sue mani sulla tastiera, così come faceva Fabi spostandosi per suonare le spazzole sulla batteria. Pubblico in estasi quando nell’aria riecheggiavano le note di grandi successi evergreen, da La favola di Adamo ed Eva a Costruire, passando per Cohiba. Fabi torna agli esordi con Capelli per poi giocare in casa riproponendo Lasciarsi un giorno a Roma. Delirio quando Silvestri interagisce col pubblico cantando Testardo e richiamando a gran forza il contributo dei romani presenti (chi conosce il brano comprende bene il motivo).

Gazzè, prima di far letteralmente scatenare il pubblico con il suo più recente successo Sotto casa, rappresenta appieno il giullare della serata. Non perde mai occasione di intrattenere i presenti con esilaranti gag per cui non sempre i suoi colleghi sono riusciti a trattenere le risate.

Fabi Silvestri Gazzè, il trionfo di un’amicizia che dura da più di 20 anni

Fabi Silvestri Gazzè trasmettono tutta la bellezza del rapporto che li lega da anni. Un’amicizia che è culminata in questo sodalizio artistico. Sembrano quel classico gruppo di ragazzi che ai tempi del liceo progettano la rivoluzione mentre strimpellano la propria chitarra intorno ad un falò in spiaggia. Poi si cresce, si creano famiglie e si affrontano anche momenti molto difficili. Ma l’amicizia, quella vera, è lì che ti supporta sempre ed è pienamente palpabile il sentimento quando ti trovi davanti a te la grande complicità che accompagna il trio Fabi Silvestri Gazzè. Il concerto di ieri sera rappresentava la ciliegina sulla torta di un progetto, un lungo viaggio musicale ed artistico che ha portato i tre artisti in giro per l’Italia arrivando anche a Verona per la grande serata dello scorso mese di Maggio. È davvero un peccato separarli, ma in fondo certe perle si apprezzano proprio quando mantengono la propria rarità. E quello che è avvenuto ieri sera è decisamente qualcosa di raro che riempie cuore, occhi e spirito.

Da sottolineare infine la bravura, nonché la simpatia dei musicisti che hanno accompagnato Fabi Silvestri Gazzè: Roberto Angelini alle chitarre elettriche e slide, Gianluca Misti alle tastiere, il polistrumentista Massimo De Domenico, Piero Monterisi alla batteria, il chitarrista Adriano Viterbini e l’acclamatissimo Josè Ramon Caraballo Arman alle percussioni e alla tromba.

Noi vi lasciamo con qualche immagine della serata, augurandoci/vi di poter assistere di nuovo ad un evento targato Fabi Silvestri Gazzè.

 

 

Scaletta dell’ultima tappa de “Il padrone della Festa” tour. La qualità dei video è modesta, il valore di questo ricordo incalcolabile.

 

Alzo le mani

Life is sweet

Sirio è sparita


Una buona idea

Il flamenco della doccia

L’amore non esiste

Come mi pare

Ma che discorsi

È non è

Il solito sesso

Vento d’estate

Il mio nemico

L’avversario (Annina mia, Rosso, L’uomo più furbo, Dica, Le cose che abbiamo in comune)

Mentre dormi


Costruire

L’autostrada

Capelli

Occhi da orientale

Il timido ubriaco

Cara Valentina

Il negozio di antiquariato

Testardo

La favola di Adamo e Eva


Lasciarsi un giorno a Roma

Salirò

Sornione

Una musica può fare

Gino e l’alfetta

Sotto casa

Cohiba

Gran Finale
Il padrone della festa

 

IMG-20150730-WA0007IMG-20150730-WA0009IMG-20150730-WA001220150730_201326IMG-20150730-WA0017IMG-20150730-WA0015IMG-20150730-WA0021 IMG-20150730-WA002320150730_220847IMG-20150730-WA003320150730_221837 20150730_223710 IMG-20150730-WA003120150730_224012 20150730_224019 IMG-20150730-WA002920150730_225347 20150730_225521 20150730_230336 20150730_230501 20150731_000649 20150731_003657 20150731_003719 20150731_003734 20150731_003738 20150731_003752 20150731_004123 20150731_004149 20150731_004223 20150731_004227 20150731_004231 20150731_004234 20150731_004334