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Ti sembra normale?

 

Se fossi vera saprei tutto di te
Ma ogni tuo freno mi solleva un perché
Indovina che faremo stasera
Dopo cena al lume di una candela nera
Ti vedo tesa quando esci con me
Farai l’offesa ma dipende da te
Ti abbassassi a dire quella parola
Occhi bassi e quasi nulla ti sfiora fiera
Dimmi a questo punto quanto conto io per te
Ti sembra normale
Che resti sveglio a corteggiarti per ore
E tu non provi affatto a considerare
Che sarei degno di uno sguardo
Un contatto distratto
Mi sento inadatto e banale
Accanto a chi è sempre così razionale
Non mi darò per vinto ci puoi giurare
L’ultimo azzardo me lo voglio giocare
Puntando all’istinto animale ch’è in te
Se fosse vero che una donna non sa
Cos’è un pensiero senza complicità
Proprio tu dovevi fare eccezione
Sei la quintessenza dell’avversione, pare
Ma sotto questa tua corazza lo so
C’è una ragazza che sta lì in bilico
Sopra il solito ancestrale timore
Che hanno tutti di lasciarsi soltanto andare
Dimmi a questo punto che son l’unico per te
Ti sembra normale
Che resti sveglio a corteggiarti per ore
E tu non provi affatto a considerare
Che sarei degno di uno sguardo
Un contatto distratto
Mi sento inadatto e banale
Accanto a chi è sempre così cerebrale
Non mi darò per vinto ci puoi giurare
L’ultimo azzardo me lo voglio giocare
Puntando all’istinto animale ch’è in te
Adesso vado, ma sento che mi dici
Aspetta un po’ ancora un attimo
Dove lo trovo io un altro sensibile come te
Ti sembra normale
Che in due secondi prendi e cambi parere
Che non ci provi affatto a considerare
Se sono degno di uno sguardo
Un contatto distratto mi sento inadatto
Ti sembra normale
Che resti sveglio a corteggiarti per ore
Se vado matto per l’amore casuale
E non disdegno anche uno sguardo
Un contatto distratto
Mi sento inadatto e banale
Accanto a chi è sempre così razionale
Non mi darò per vinto ci puoi giurare
L’ultimo azzardo me lo voglio giocare
Rischiando l’istinto animale
Ci vieni ancora dopo cena da me?

 

Teresa, per favore,

se io fossi al tuo posto

farei meglio a preservare

questo nostro rimasuglio

di un’intesa, Teresa.

E’ giusto che ora ti levi di dosso

tutta la vita mia,

come facevi (ma troppo spesso)

con la biancheria.

Teresa, ho già deciso:

ti mollo con preavviso,

che lo sbaglio tuo

di amarmi col guinzaglio

è stato idillio di un illuso.

Teresa, se i tuoi sentieri

son passi sul ghiaccio

più falsi che leggeri,

come l’abbraccio

a mano tesa, che ora mi dai.

Teresa, tu non prendertela a male:

niente, capirai, di personale.

Teresa, senza offesa, ce l’hai un cuore?

E allora, va da sé, diglielo tu di rinunciare,

se non altro ormai perché non ti amo più.

 

E poi, sono tre mesi che convivo con i miei

e quasi quasi adesso io ci resto.

Tu non ti abbandonare

non ti lasciare andare,

devi solo realizzare,

che l’amore intenso brucia presto.

E poi, non c’è nessuno che cucina come i miei

tutto il divano e dopo cena Sky.

Tu non ti abbandonare,

non ti lasciare andare,

devi solo maturare un po’,

ma fallo per favore senza me.

 

E non è per qualcosa,

ma, con queste premesse,

Teresa, non vorrei poi ti sfuggisse,

che comunque tu la metti, Teresa,

ci sono affetti, in effetti,

che affetti non sono stai mai,

ma, cosa vuoi,

ai tempi, sai, mi innamorai.

Teresa, intanto smettila di urlare,

che brutta sei, quando ti fai volgare,

ma sento che l’hai detta con il cuore:

e allora va da sè chiedimi tu di rinunciare,

se non altro ormai perché non mi ami più.

 

E poi, sono tre mesi che convivo con i miei

e quasi quasi adesso io ci resto.

Tu non ti abbandonare,

non ti lasciare andare,

devi solo realizzare,

che l’amore intenso brucia presto.

E poi, non c’è nessuno che cucina come i miei,

tutto il divano e dopo cena Sky.

Tu non ti abbandonare,

non ti lasciare andare,

devi solo maturare un po’,

ma fallo per favore senza me.

 

Ma c’è che ti ritrovo in ogni dove,

vorrei fingere che non sia dolore,

respiro, sì, però respiro male,

rimani tra il pensiero e le parole

e in fondo riuscirei soltanto

a dirti che non vali tanto,

ma tu sai capire quando mento.

 

Tu non ti abbandonare,

non ti lasciare andare,

te lo dico col sorriso,

siamo un malinteso gigantesco.

E no, un’altra vita io, Teresa, non ce l’ho,

ti chiedo scusa, ma così impazzisco.

Tu non ti abbandonare,

non ti lasciare andare,

devi solo realizzare,

che l’amore intenso brucia presto.

E poi, non c’è nessuno che cucina come i miei,

tutto il divano e dopo cena Sky.

Tu non ti abbandonare,

non ti lasciare andare,

devi solo maturare un po’,

ma fallo per favore senza me.

MEGABYTES

Forse uno dei testi che sento più vicini

Ho preso una casa, in Zona Cesarini
Ci sto con i bambini e poco di più
Volevo stare in alto, avrei voluto dei giardini
Ma in zona Cesarini, poi
Sei arrivata anche tu
Direi che faccio tutto in Zona Cesarini,
uno qualsiasi dei miei vicini te lo confermerà
in zona si sa, in zona si sa
Ogni volta che ci sono vincoli e ci sono termini da rispettare beh lo sai
ogni volta io mi rendo conto che dovrei conoscermi, dovrei cambiare sì
perché ogni volta poi che ci separano io ci sto male ma rimango immobile
e solo all’ultimo soltanto all’ultimo provo a combattere e riesco a vincere
Mi metto in salvo io in Zona Cesarini
ma è perché sei tu che mi perdoni… e niente di più

 

Sul fiume

Ti sorridono i fiori, quando passa per strada, non ti accorgi di loro.
Poi ti appoggi sull’erba, che è bagnata di sera,
quando cade la luna.
Quando guardi le cose, mi sorprende la luce, che t’illumina il viso.
Se ti sporgi sul fiume, vedi il fiume passare, per ore,
come passa il dolore.

E ti prendo la mano e ti porto lontano da qui,
quelle lacrime al sole troveranno parole da dire: si faranno parole, d’amore.
Se ti lasci soffiare da un respiro d’estate, che ti muove i capelli,
senti il giorno passare come un giorno qualunque, che muore,
come muore il dolore.
E ti prendo la mano e ti porto lontano da qui,
quelle lacrime al sole troveranno parole da dire: si faranno parole, d’amore.

MaxGazzè_Maximillian.jpg

Ho conosciuto il mondo senza guardare, dai tuoi occhi
Esistono universi che si scontrano
La verità è che siamo indifferenti, troppo distratti
È complicato ammettere gli sbagli
Ti aspetterò, ti scriverò, ti perderò
Ancora mille volte e ancora
Ti scorderò ti rivedrò ti abbraccerò
di nuovo per ricominciare
Ho immaginato lo spazio più profondo, nei tuoi occhi
Ho visto stelle accendersi ed esplodere
La verità è che siamo differenti, troppo distanti
Pianeti che si attraggono e si uniscono
Ti aspetterò, ti scriverò, ti perderò
Ancora mille volte e ancora
Ti scorderò ti rivedrò ti abbraccerò
di nuovo per ricominciare
Ti aspetterò, ti scriverò, ti perderò
Ancora mille volte e ancora
Ti scorderò ti rivedrò ti abbraccerò
di nuovo per ricominciare
Ti aspetterò, ti scriverò, ti perderò
Ancora mille volte e ancora
Ti scorderò ti rivedrò ti abbraccerò
di nuovo per ricominciare

In breve

 

E poi capita che il sangue sbatte addosso
e il vento sia uno scirocco di cristallo,
che ti aggrappi a una follia,
prigioniero dello stallo,
come il mare sotto le alghe.
E come l’albero d’autunno,
lasci foglie sull’asfalto
ad ammucchiarsi contro i muri.
Che si arrende senza sonno, senza storia,
senza volto e quella sfilza di respiri.
Mentre fuggi e ti fai largo
tra la gente, tra le grida
sarà il fisco, sarà il caldo.
Sarà il senso della vita,
ma ti ho visto anche un sorriso,
in quell’improvviso volo.
Dopo i gemiti, il rancore e la consueta ipocrisia,
del “mai più di questi fatti”,
c’è una tua fotografia
nel Sole 24 Ore e due brevi trafiletti.
E come l’albero d’autunno,
lasci foglie sull’asfalto
ad ammucchiarsi contro i muri.
E si arrende senza sonno, senza storia,
senza volto e quella sfilza di respiri.
Quanti giorni accumulati,
che poi bastano minuti
per così perdere il filo.
E’ strano come certi umani dopo tutti questi anni, si consumi anche il destino.

Sempre più ironico. Grande Max!

Se fossi qui dipenderei dalle tue tenerezze

dette sul collo a bassa voce ma lo sai

l’amore porta guai si perde quasi sempre c’è gente

che facile non si riprede più ma tu

guarda me, prendo tutta la vita com’è

non la faccio finita ma incrocio le dita e mi bevo un caffè

Ammazzo il tempo provando con l’automeditazione canto un po’

nella testa ohohohohohoh…

e mi rimetto ripulendo il mio salotto dal terribile ricordo che resta di te

Se fossi qui mi lascerei

tentare dalle tue carezze

però ringrazio Dio che non ci sei

l’amore fa per noi ma separatamente

c’è gente che come me non si riprende mai, lo sai

guarda te questo straccio di vita cos’è

non la faccio finita soltanto perché è pronto un altro caffè

Ammazzo il tempo provando con l’auto meditazione canto un po’

nella testa ohohohohohoh…

e mi rilasso finché non ho più addosso quel terribile ricordo rimasto di te

Indifferente che mente c’è l’eco di quelle malelingue che…

mi han detto ohohohohohoh

ci sono cose su di lei che è meglio non sapere mai

sai che ricordo mi resta di noi

ohohohohohh…

e mi rimetto ripulendo il mio salotto dal terribile ricordo che resta di te

Guarda me prendo tutta la vita com’è

non la faccio finita ma incrocio le dita e mi bevo un caffè

Ammazzo il tempo provando con l’auto meditazione canto un po’

nella testa uh uh uh uh uh uh…

e mi rilasso finché non ho più addosso quel terribile ricordo rimasto di te

Indifferente che mente c’è l’eco di quelle malelingue che

mi han detto uh uh uh uh uh uh…

ci sono cose su di le che è meglio non sapere mai

sai che ricordo mi resta di noi

ma ci son cose su di me che forse non ci crederai

sai che ricordo ti resta di noi

Scaletta dell’ultima tappa de “Il padrone della Festa” tour. La qualità dei video è modesta, il valore di questo ricordo incalcolabile.

 

Alzo le mani

Life is sweet

Sirio è sparita


Una buona idea

Il flamenco della doccia

L’amore non esiste

Come mi pare

Ma che discorsi

È non è

Il solito sesso

Vento d’estate

Il mio nemico

L’avversario (Annina mia, Rosso, L’uomo più furbo, Dica, Le cose che abbiamo in comune)

Mentre dormi


Costruire

L’autostrada

Capelli

Occhi da orientale

Il timido ubriaco

Cara Valentina

Il negozio di antiquariato

Testardo

La favola di Adamo e Eva


Lasciarsi un giorno a Roma

Salirò

Sornione

Una musica può fare

Gino e l’alfetta

Sotto casa

Cohiba

Gran Finale
Il padrone della festa

 

dinascosto

Seconda puntata di questo percorso, del tutto personale.

Vi propongo tre ascolti. Il tema di fondo è analogo o per lo meno affine, e si riassume nel titolo della prima traccia in ordine di tempo: L’amore pensato (La favola di Adamo ed Eva, 1998). Le altre due sono: Non è più come prima (Ognuno fa quel che gli pare, 2001) e Di nascosto (Raduni, 2005).

Lo sviluppo è simile, l’atmosfera è solo apparentemente più giocosa in L’amore Pensato, che a differenza delle altre due canzoni, ripercorre una storia dai suoi esordi (io nuovo marito, compagno d’altare). Tutte e tre le tracce si snodano per immagini, attingendo dal quotidiano della vita di coppia, che ne è argomento.

Daniela che sfoglia mensili arretrati, caduta all’impiedi da un mio “sono pronto”, urlatole a stento da sotto la doccia. (L’amore pensato)

Il ritratto di me disteso, mentre sparecchi la cena/ è un fotogramma ricorrente, che ti stramazza sul divano sempre… (Non è più come prima)

Il tuo respiro finiva ad imbuto,
e giù sorsi di vino se uscivo un minuto,
però non un fiato…
nessuno ti veda mangiare nuda del dolce avanzato… (Di nascosto)

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Lui osserva lei – e il loro rapporto – dall’esterno, sentendosene già escluso, o forse sentendo di non averne mai fatto davvero parte. Sono i problemi di comunicazione che la confidenza di una vita insieme non aiutano a sanare.

perché non me lo hai mai detto
che ti andavo un po’ stretto?
Questo sembrava il mio posto ma sotto sotto… (Di Nascosto)

perché stiamo insieme che cosa ci lega
chi ci pensa nel miele annega… (L’amore pensato)

dipende dai nostri umori
se la casa ci inghiotte
o ci starnuta fuori dalle stanze
come colleghi di lavoro (Non è più come prima)

Anzi la confidenza, e l’affetto, complicano le cose, e costringono a una mancanza di sincerità che non è per forza malafede. È una forma d’amore invece, paura di ferire l’altro, di rompere l’equilibrio, di cambiare, di perdersi.

Ma tu quel difetto di parlare poco
E se io avessi avuto soltanto un sospetto,
però non è tardi per restare insieme:
siamo più grandi vedrai andrà bene.
Da quanto tempo mi guardi attraverso
ed io stupido, perso negli occhi che ho scelto (Di Nascosto)

Un velo di rimpianto per quello che sarebbe potuto essere, intrecciato a una pacifica rassegnazione, come se anche questa felicità imperfetta potesse essere rassicurante. E c’è una promessa di fedeltà:

È la tua bocca che mi manca soprattutto,
tu sei cresciuta come un cuore nel mio petto;
se non avrò più un altro amore come il nostro
io preferisco amarti ancora di nascosto (Di Nascosto)

e una speranza nemmeno troppo velata:

le poche parole lanciate nel mucchio
sassate su specchio che crepan silenzi
o timidi assensi col cenno del capo
e un bacio non dato… l’amore pensato (L’amore pensato)

Ma dall’altra parte non sempre si trova corrispondenza:

E tu fai ancora passi indietro
stringi ancora le gambe al petto, 
e sembri una conchiglia rotta
dopo lo spavento dell’onda
ti difendi come puoi

(tema più volte ripreso e che più volte riprenderemo).

 

E una conclusione che è quasi una filosofia:

L’uomo che ama si dibatte in
un lago salato asciugato dal sole
e non prega ma danza, silenziosa presenza agitata che
nessuna musica nota ci spiega perché un suono è speranza…

 

Quanto precede, naturalmente, è del tutto personale.