Category: Recensione


Quindi? (Rockol.it)

Non è facile spiegare perché questo album, che apparentemente sfoggia le stesse carte del precedente “Tra l’aratro e la radio” (i due album hanno in comune lo stesso team di produzione, stessi autori, parte degli stessi musicisti), sembra da quello così distante in termini qualitativi, sin dal primo ascolto. Forse non avrà nemmeno un singolo in grado di fungere da tormentone radiofonico come era stato per “Il solito sesso” due anni fa, ma “Quindi?” è un album che si avvicina pericolosamente al concetto di capolavoro, almeno rapportato alla discografia di Max Gazzè, giunta, con questo, al suo settimo capitolo. Chiaro, non si griderà alla sorpresa, ascoltando questo lavoro, perché il DNA musicale di Gazzè è ormai conosciuto e in circolazione da quindici anni, così come lo sono il suo estro musicale e la sua originalità.

Eppure, pur non avendo dalla sua l’elemento “sorpresa”, “Quindi?” è l’album più bello, riuscito e completo di Max Gazzè, e lo è innanzitutto in termini di composizioni, pardon, di canzoni, che qui sono quasi tutte degne di un “best of”. Un album di prima qualità, che sembra scritto e registrato lontani da qualsiasi tipo di pressione, badando soltanto al risultato finale, all’ambientazione delle canzoni. E’ un disco pervaso di dolcezza, senza per questo mancare di energia: regala – anche per alcune citazioni dirette del paroliere Gimmi Santucci – alcune simmetrie battistiane, suona come a tratti suonarono due capolavori dell’era panelliana, “Don Giovanni” e “L’apparenza”, e non solo sul fronte acustico. Quello che “Quindi?” mette in luce è un’essenzialità di fondo, un assenza di “troppo” che riduce al minimo il rischio di logorrea musicale, da sempre una delle trappole più frequenti per un fantasista come Gazzè. Qui, al contrario, quasi tutto sembra essere stato messo a fuoco nel modo migliore, badando all’espressione prima, e alla comunicazione poi, tendendo a scremare il superfluo, senza però venire meno a una formula musicale che resta un connubio unico tra pop, rock, sperimentazione e surrealismo. “Quindi?” rimarca una lezione che rimanda dritti proprio al debutto di Gazzè, quel “Contro un’onda del mare” che nel 1996 fece girare la testa a molti. E non è un caso che il nuovo album si apra con un brano, intitolato “Io dov’ero (Atmos 5)”, che si riallaccia ai quattro precedenti episodi di “Atmos”, tutti contenuti proprio in quel debutto.

Trainato alla radio dall’incedere aggraziato di “Mentre dormi” – brano inserito anche nella colonna sonora di “Basilicata coast to coast”, il film di Rocco Papaleo che lo ha visto tra i protagonisti (seppure in un ruolo in cui è praticamente muto) – “Quindi?” ha numerose frecce al suo arco, non ultima proprio l’iniziale “Io dov’ero”, per non dire di altre canzoni splendide come “A cuore scalzo”, “La cosa più importante”, la fiabesca “Il drago che ti adora” e ancora “La moglie del poeta”, “Impercettibili” ed “Edera”. Ma tutto il disco vale l’ascolto, così come meritano una citazione i principali artefici del progetto, a cominciare dal produttore Giorgio Baldi per proseguire con Gianluca Vaccaro (missaggio), l’A&R di Universal Fausto Donato e, naturalmente, i musicisti, tra i quali spicca un illustre figlio d’arte, il batterista Cristiano Micalizzi, figlio di quel Fausto Micalizzi che negli anni ’70 diede un suono a tutto il cinema “poliziottesco” made in Italy.

Complimenti a Max Gazzè: tra l’aratro e la radio, tra sperimentazione e classifica, tra la voglia di essere se stesso e quella, altrettanto comprensibile, di avere successo, è riuscito nell’impresa di realizzare un album felice, vero e personale come in pochi avrebbero saputo fare. Quindi, non vi resta che ascoltarlo.

(Luca Bernini)

 

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Fonte: http://www.debaser.it

Recensione scritta da GustavoTanz per DeBaser.

Il 1996 per l’Italia è stato un anno particolare. Da una parte c’era il ritorno dei grandi cantautori, con Fossati che sfornava uno dei suoi lavori migliori, “Macramé”, De André che scriveva il suo canto del cigno, “Anime Salve”, De Gregori con il buon “Prendere e Lasciare”, e Battiato con l’ottimo “L’Imboscata”. Da un’altra era nell’aria l’avvento delle nuove band della penisola specializzate in rock e non solo, grazie ad album come (tra i tanti) “Il Vile” dei Marlene Kuntz, “Linea Gotica” del Consorzio Suonatori Indipendenti e “Ust” degli Ustmamò.E in mezzo chi c’era? Bella domanda.

In mezzo potrebbero essere collocati quei cantanti che hanno avuto modo di dire qualcosa, e di cui qualcuno ancora riesce a dire la sua al giorno d’oggi. C’era Gianluca Grignani, la cui “Fabbrica Di Plastica” può essere tranquillamente considerata il suo capolavoro, prima di iniziare (dal 1999 in poi) un declino dolorosissimo e caratterizzato da canzoni tendenti all’insulso e al becero, c’era Daniele Silvestri, che con il suo “Dado” riesce a fare il botto, sorprendendo ancora di più critica e pubblico; e, ultimo ma non ultimo, c’era Max Gazzé.

All’epoca bassista proprio del sopracitato Silvestri, proprio nel 1996 Max realizza una delle sue opere migliori, il suo esordio “Contro Un’Onda Del Mare”.

Un disco che lo si può considerare un manifesto della parte più grezza di Gazzé (aspetto che lo stesso artista riproporrà in parte nell’ultimo album): testi a volte complicati (“Quel che fa paura”, “Sul filo”), ma notevoli, e sonorità tendenti ad un rock duro (“Karbogha”: “Croce di sangue sullo scudo, mano protesa per forte paura, mantello strappato dalla spada, custode del Santo Sepolcro”), intenso (“Il bagliore dato a questo sole”: “Liberi di vivere, liberi di ascoltare le illusioni della mente e dell’anima…”), a volte quasi Soundgardeniano (“Gli anni senza un dio”: “Vedi figlio mio, solo poi ti accorgerai che è meglio non capire le miserie strane che ho capito io, chiudi gli occhi, è solo un fulmine, che verrà il tuono e io non ci sarò…”), senza troppa voglia di strafare con il rischio di finire male. Non mancano brani un po’ più pacati, come “Sirio è sparita”, “Il viaggio di Luna” (“Troverò prima o poi…Terra mia?”), e la divertente “Sono pazzo di te” (“Come farò a guarire dalle tue bugie, se non hai mai capito che sono pazzo di te?”). Di quest’ultima è imperdibile il video, ormai introvabile, dove Max gira con una bambola gonfiabile!

Notevoli anche le quattro tracce denominate “Atmos”, quasi delle mini-jam sessions (esclusa la quarta, denominata “Scherzo di un do minore”, esperimento per archi elettronici ben riuscito).

Ma non scherza la devastante e grottesca “Terra”, scritta a quattro mani con Lucio Morelli (“accendo la tv, sigaretta nella gola, vedo solo culi e sento voci stridenti”), la cui idea verrà ripresa dal nostro per “Nel verde”, contenuta nel successivo “La Favola Di Adamo Ed Eva”.

Il lavoro verrà apprezzato talmente tanto da essere pubblicizzato nientemeno che da Franco Battiato. Scelta coraggiosa e decisamente perfetta per uno come Max, artista al giorno d’oggi purtroppo non pienamente compreso dalla “parte grossa” della musica odierna, ma sicuramente dotato di tanto, tanto talento.

E quelli come noi se ne sono accorti da un po’.

fonte: http://www.storiadellamusica.it

Raduni 1995 – 2005

di Daniele Passeri

Come dice il ti­to­lo “Ra­du­ni 1995 – 2005” è una rac­col­ta che ha come in­ten­to ra­du­na­re il me­glio della pro­du­zio­ne de­cen­na­le del bas­si­sta-can­tau­to­re ro­ma­no. Di ma­te­ria­le ce n’è ve­ra­men­te molto, tren­ta can­zo­ni spal­ma­te su due cd, che rac­con­ta­no la car­rie­ra di Max Gazzè dal­l’al­bum d’ esor­dio “Con­tro Un’on­da Del Mare” del 1996 fino al più re­cen­te “Un Gior­no” del 2004, con l’ag­giun­ta di quat­tro nuovi brani, “Splen­de­re Ogni Gior­no Il Sole“, “Sexy“, “Di Na­sco­sto” e “Chan­son Idio­ma­ti­que” (in que­st’ul­ti­ma sem­bra chia­ro il ri­fe­ri­men­to alla fa­mo­sa “Chan­son Ego­cen­tri­que” di Bat­tia­to nota anche da Alice).

Tro­via­mo i clas­si­ci  come “Cara Va­len­ti­na” che a San­re­mo Gio­va­ni fu da “tram­po­li­no di lan­cio” per il Fe­sti­val del­l’an­no dopo dove Gazzè par­te­ci­pò con il brano “Una Mu­si­ca Può Fare“, anche que­st’ul­ti­mo pre­sen­te nella rac­col­ta. Tra i brani più noti ci sono  “Vento D’e­sta­te” con Nic­co­lòFabi, “L’uo­mo Più Furbo” e “Il Ti­mi­do Ubria­co“.

Con que­sta chio­ma di ca­pel­li ar­ruf­fa­ti, ab­bi­glia­men­to tra­san­da­to, in­som­ma una per­so­na­li­tà ap­pa­ren­te­men­te molto grez­za, Gazzè si ri­ve­la con un animo ro­man­ti­co quan­do ascol­tia­mo can­zo­ni come “La No­stra Vita Nuova” , una bal­la­ta dove c’è un con­ti­nuo cre­sce­re d’ar­chi con­tra­sta­to dalla rit­mi­ca del basso e della bat­te­ria. Io per­so­nal­men­te mi sento molto ap­pa­ga­to quan­do ascol­to una can­zo­ne d’a­mo­re non ba­na­le.

Il Mo­to­re Degli Even­ti” è in­ve­ce forse il pezzo piu ti­ra­to della rac­col­ta, sup­por­ta­to dalla chi­tar­ra e dalla voce di Car­men Con­so­li. Ma c’è da dire che nei pezzi di Gazzè c’è anche una gran­de vena co­mi­ca, com­po­nen­te fon­da­men­ta­le ascol­tan­do “An­ni­na” dove Gazzè dice alla sua donna, che se vuole real­men­te fare qual­co­sa per lui, do­vreb­be stare zitta. In­so­li­ta anche la più nota “La Fa­vo­la Di Adamo Ed Eva” .

Nella sua in­te­rez­za la rac­col­ta ri­sul­ta ab­ba­stan­za omo­ge­nea no­no­stan­te abbia piu di cin­que pro­du­zio­ni al­l’in­ter­no, fa­cen­do ec­cez­zio­ne per i brani trat­ti dal primo album “Con­tro Un’on­da Del Mare” , in­fat­ti ascol­tan­do “Il Ba­glio­re Dato A Que­sto Sole“, “Quel Che Fa Paura“, “Gli Anni Senza Un Dio” e “Sirio è Spa­ri­ta” si in­tui­sce una pro­du­zio­ne piu snel­la ma che da la sen­sa­zio­ne di ren­de­re più in­ci­si­vi i pezzi. Tra i brani ine­di­ti il più va­li­do è “Di Na­sco­sto” , can­zo­ne che fa parte del fi­lo­ne ro­man­ti­co-non­ba­na­le Gazzè.

Gran­de mu­si­ci­sta con una “ga­vet­ta” fatta nei lo­ca­li e nei scan­ti­na­ti della ca­pi­ta­le. In­so­li­to il basso come stru­men­to per un uomo che fa mu­si­ca cosi de­fi­ni­ta “pop“. In dieci anni di car­rie­ra col­le­zio­na in­nu­me­re­vo­le col­la­bo­ra­zio­ni con tutti gli ar­ti­sti che fanno parte della cosi detta “scuo­la ro­ma­na“. Alex Brit­ti, Da­nie­le Sil­ve­stri, Frank­ie Hi-NRG MC, PaolaTurci, e il gia ci­ta­to Fabi, sono solo al­cu­ni nomi di ar­ti­sti ro­ma­ni che hanno la­vo­ra­to con Gazzè. Anche se il più as­si­duo col­la­bo­ra­to­te di Max è suo fra­tel­lo Fran­ce­sco Gazzè, poeta e pa­ro­lie­re che firma tutti i testi delle can­zo­ni. Pro­prio di que­sto parla il brano “Poeta Mi­no­re” dove il can­tan­te re­ci­ta “io mu­si­co te sol­tan­to” ri­fe­ren­do­si al fra­tel­lo Fran­ce­sco.

Que­sta rac­col­ta esce per la con­clu­sio­ne del suo con­trat­to di­sco­gra­fi­co con la Emi, Gazzè più avan­ti pub­bli­che­rà un album per la On The Road(eti­chet­ta in­di­pen­den­te) fa­cen­do cosi com­pa­gnia alle sue ami­che Ma­ri­na Rei e Paola Turci che gia ave­va­no ab­ban­do­na­to le major per la stes­sa eti­chet­ta.