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È nato tutto da un tentativo di sperimentazione.“Maximilian”, il nuovo disco di inediti di Max Gazzè, esce venerdì 30 ottobre per la Universal Music. È l’undicesimo album in studio del cantante che, progetto dopo progetto, ci abitua a novità, sperimentazioni e colori sempre differenti. “Il titolo del disco nasce da un processo particolare. Maximilian doveva essere uno pseudonimo per fare un disco di musica sperimentale. Ma mentre stavo lì con il sintetizzatore, è apparso lui, Maximilian – spiega il cantante – Era una vera e propria presenza che mi ha detto ‘Farai un disco e lo chiamerai come me’”.

L’immagine di quest’uomo “di un presente diverso”, in realtà, rappresenta una metafora per raccontare una delle sfaccettature dell’artista Max Gazzè che – dopo il progetto con Niccolò Fabi e Daniele Silvestri – ha voluto imprimere un approccio differente alla propria musica.

Facendo riferimento alla cover del disco, il cantante ha spiegato: “L’ambientazione è un futurista anche se sembro in un quadro di qualche decennio fa”. Altro segnale all’ascoltatore: “Il tempo non cambia ma tutto cambia nel tempo”.

Va detto: la sperimentazione elettronica che è stata alla base della nascita di questo disco, in realtà, non è così forte.Oltre a La vita com’è, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album (riscuotendo un grandissimo successo in radio e negli store digitali), alcuni brani che meritano di essere raccontati.

Primo fra tutti Mille volte ancora, il brano alla #1 della tracklist di “Maximilian”: “Si tratta della lettera di un padre al figlio. Il rapporto è più metafisico che terreno”, spiega Gazzè, “Bisogna non adagiarsi mai su una relazione affettiva del genere, ma ricominciare sempre, alimentare l’amore”.

E ancora, Un uomo diverso, brano che pone alcuni interrogativi significativi (“È giusto cambiare se stessi per piacere agli altri?”) e Sul fiume (“Ho scelto questa canzone perché aveva un sapore un po’ retro. Anche il linguaggio è molto semplice, con una tonalità molto bassa”, ha spiegato).

Se si parla di linguaggio, Gazzè si fa più serio. “Nei miei testi c’è sempre la tensione a suggerire temi seri, ma forse il territorio per renderli più accessibili è utilizzare ironia e sarcasmo. Si può essere seri anche senza essere seriosi”. E continua: “Quando scrivo con mio fratello (Francesco Gazzè, ndr) già vedo la musica, semmai modifico la musica che ho in mente. Il testo deve già essere musica”.

E su questo una polemica sulla scrittura di tanti cantautori di oggi: “Oggi noto una mancanza di consapevolezza di chi scrive: manca un’affinità tra testo e musica. Guccini e De Andrè, ad esempio, avevano una tecnica di scrittura ben precisa; ora è la fiera della rima baciata”.

Per questi motivi ogni volta che Gazzè si prepara con la sua band a suonare in un locale, il consiglio è sempre uno: “Suoniamo come se fossimo davanti a una platea di bambini”. E spiega: “Lo dico per la sensibilità dei bambini, che percepiscono (e non interpretano) la musica”.

Della recentissima esperienza con gli amici Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, Gazzè è entusiasta: “Ho finito il tour di “Sotto Casa” e dopo due giorni ero già a casa di Daniele a scrivere. Ma è stato tutto utile, anche se è passato troppo poco tempo per dire per quali aspetti in particolare”.

A margine della conferenza, anche la richiesta di un’opinione sul caso Marino a Roma. “Non ho una percezione reale di quello che sta accadendo, perché – da una decina di anni a questa parte – ho deciso di non approfondire più e di non guardare troppo i telegiornali”.

Tra pochi giorni inizierà poi un tour instore: “Ci sarà un set acustico con la band e canterò, in ognuno di questi appuntamenti, quattro brani del disco nuovo e un paio del mio repertorio”. Gli appuntamenti sono: Roma (30/10), Milano (2/11), Bologna (3/11), Bari (4/11), Napoli (5/11), Torino (11/11) e Firenze (12/11).

A febbraio, infine, partirà il vero e proprio tour, che ha già registrato un grande successo di vendite: “A livello di costruzione del live, stiamo già lavorando sui visual, sugli schermi, sulla scenografia. Voglio dedicare una particolare attenzione già da ora”.

Ecco gli appuntamenti dove poter ascoltare dal vivo Max Gazzè: Pescara (30/01, Palasport), Bologna (5-6/02, Estragon Club), Milano (9-10/02, Alcatraz), Venaria Reale – Torino (11/02, La Concordia), Roma (19-20/02 Atlantico Live), Firenze (25-26/02, Obihall), Riva del Garda – Trento (12/03, Palasport), Padova (25/03, PalaGeox) e Rimini (2/04, Velvet Club).

Se proprio non riuscite ad aspettare, il prossimo 7 novembre Max Gazzè canterà a Roma all’Outdoor Festival, in una delle tappe del Jack On Tour.

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Il cantautore: “Canto l’amore in varie forme, come quello fra un padre e la propria figlia. Io ne ho quattro e so cos’è l’incomunicabilità”

Ce lo immaginiamo come una specie di mago alchimista Max Gazzè, che mescola pozioni magiche, inventa, sperimenta nuove formule. Quando si chiude, da solo, nel suo studio di registrazione tutto è possibile. Perfino assistere alla nascita del suo alter ego… Maximilian. Ma chi è? «È una creatura che viene da un’altra dimensione, nata da una strana combinazione di suoni, arriva dallo spazio e presto prenderà il sopravvento su di me.. mi fa paura. È capace di arrivare con la sua spada e farmi a pezzettini, come Uma Thurman in Kill Bill!». A Gazzè piace giocare e nel nuovo album, in uscita domani per Universal Music, deve essersi divertito parecchio ad immaginare questo Maximilian che dà il titolo al disco, «un personaggio metafisico, antico e moderno, una delle tante componenti di me: cantante, bassista, strumentista, compositore e poi c’è lui. È arrivato Maximilian! È arrivato Maximilian! Altro che arrotino…». Ride Max, che fremeva per pubblicare questo album, composto da dieci brani freschi e orecchiabili, ironici e sperimentali: «l’ho fatto un po’ di corsa, ma sentivo che era il momento giusto».

Max, è sempre stato questo il titolo dell’album?
«Sì, anche se Maximilian all‘inizio doveva essere il nome di un progetto sperimentale molto più ampio. Ho una grande passione per le onde, le frequenze… Poi questa ricerca si è mescolata con le canzoni e alla fine ho dato il nome all’album. Ma questo è solo l’inizio… presto Maximilian si sgancerà da me, prenderà lui tutte le decisioni e comincerà a fare anche i dischi al posto mio».

Intanto tranquillizziamo subito gli animalisti: la pelliccia nella cover ovviamente è finta…
«Certo che è posticcia, non ne vedo una vera da vent’anni».

Il filo conduttore della maggior parte dei brani mi pare che sia l’amore.
«L’amore in varie forme. Per esempio il primo brano, Mille volte ancora, parla del rapporto tra un padre e una figlia, che cresce, diventa adolescente e comincia ad avere le sue esigenze. Quindi c’è un allontanamento, una distanza che genera sofferenza. È un brano che parla di incomunicabilità. Sono padre di quattro figli e ho dedicato molto tempo a loro, ma quando io non ci sono ne soffrono. È un modo per dire che io sono sempre lì».

«La vita com’è» ha anticipato l’uscita dell’album: un invito a prenderci tutti meno sul serio?
«Si, un invito a prendere la vita così com’è, ad avere un approccio più filosofico, a non-resistere».

Come nascono questi brani, da un lavoro in solitudine? O preferisci circondarti di collaboratori e magari di figli?
«No, di solito mi chiudo nel mio studio da solo. Poi i testi in genere è mio fratello Francesco a scriverli. Da lì nascono le canzoni. Ormai questi testi hanno acquisito una tale geometria che se devo cambiare una frase cambio anche la musica. Ci sono periodi in cui ovviamente noi due lavoriamo insieme. Altri in cui lavoriamo separatamente e poi assembliamo tutto, in modo sempre variopinto».

Spesso nei tuoi album ci sono brani molto «politici», stavolta come mai hai scelto di non affrontare temi più sociali?
«In questo momento non mi andava di mescolare la politica con la musica. Continuo ad vere le mie idee, ma non ho più l’entusiasmo che avevo 10-20 anni fa. C’è un brano però, In breve, che parla del livello di indifferenza dell’opinione pubblica, di come un suicidio venga spesso relegato in un trafiletto».

E poi c’è l’ultimo brano, «Verso un immenso cielo», in cui ti sei sbizzarrito…
«È un pezzo di cui vado molto fiero, dentro ci sono tanti riferimenti e si passa dal valzer ad una esplosione di 80 elementi».

Sono trascorsi giusto venti anni dal tuo primo album, «Contro un’onda del mare», ci sono stati momenti difficili?
«I momenti difficili ci sono stati e sono stati necessari per apprezzare quelli belli. Montagne e vallate…Ma ho sempre cercato di essere sincero, onesto».

Il tour e il disco con Silvestri e Fabi: come è andata?
«È stato un’esperienza bellissima, e poi per la prima volta siamo riusciti a far collaborare Sony e Universal. È un momento complicato per l’industria discografica e collaborazioni come questa possono aiutare a risolvere problemi seri come quello dei licenziamenti».

Infine il cinema, dopo «Coast to coast» con Papaleo ti vedremo ancora sul grande schermo?
«Sto girando un film di Simona Izzo, Gli scoppiati. Farò la parte di un padre musicista, che mi somiglia molto in effetti. E sarà mia anche la colonna sonora».

http://www.unita.tv

Il cantautore romano presenta a Tgcom24 il nuovo disco, che uscirà il 30 ottobre

13:15 – Non si ferma un attimo Max Gazzè. Il 30 ottobre – a pochi mesi dall’ultima tappa del tour con Daniele Silvestri e Niccolò Fabi – arriva infatti il nuovo disco “Maximilian“, uno strano personaggio venuto da un’altra frequenza. “Doveva essere uno pseudonimo con cui fare un album di musica sperimentale, che poi non ho fatto – racconta a Tgcom24– Ma lui mi ha ordinato di dargli comunque il suo nome, per presentarlo”.

 

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Un viaggio siderale che parte dall’amore “metafisico tra un padre e un figlio” di Mille volte ancora e che si chiude con il volo dell’anima di Verso un altro immenso cielo. Nel mezzo tutto lo spettro di sentimenti umani, dal rapporto di coppia all’indifferenza verso gli altri, a cui Gazzè si avvicina con la consueta ironia.

In Teresa il litigio di una coppia diventa lo spunto per “parlare degli ostacoli della convivenza, tanto che a uno viene voglia di tornarsene dai genitori”; mentre In breveracconta di come il dramma di un suicidio venga riassunto in un breve trafiletto sul giornale. Atmosfere retrò dai toni “azzurro pastello” colorano invece Sul Fiume, dedicato ad una donna chiusa nel suo dolore ed indifferente al mondo esterno.

In Disordine d’aprile in cantautore si diverte a giocare con la metrica perché “vedo già la musica nel testo scritto. Il suono delle parole è importantissimo”. Ed è questo anche il segreto del successo del primo estratto La vita com’è “la cantano anche i bambini, è una filastrocca. La memorizzano perché la percepiscono senza passare attraverso l’interpretazione. Mi piace, per me è questo il fine della musica”.

E Maximilian fa capolino anche in chiusura del disco, in Verso un altro immenso cielo “un brano a cui tengo molto, è stato il più impegnativo di tutto il disco. Ci sono già degli elementi che introducono quello che sarà il lavoro nei prossimi anni, anzi magari tra sei mesi uscirà un disco di Maximilian…”

LE DATE DEL TOUR

Pescara (30 gennaio)
Bologna (5 e 6 febbraio)
Milano (9 e 10 febbraio)
Torino (11 febbraio)
Roma (19 e 20 febbraio)
Firenze (25 e 26 febbraio)
Riva del Garda (12 marzo)
Padova (25 marzo)
Rimini (2 aprile)

http://www.tgcom24.mediaset.it/

Di @AriRiot

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Contro l’agghiacciante ‘sagra delle rime’ delle canzoni di oggi arriva “Maximilian

Questa volta mi permetto una piccola digressione. Mi è sempre piaciuto molto un aspetto di Max Gazzè (che il 30 ottobre pubblicherà il suo nuovo disco“Maximilian”): al di là del lato prettamente musicale, Max ha sempre dedicato grande cura ai testi delle sue canzoni, che sono una vera e propria goduria lessicale.

I testi sono spesso quasi delle filastrocche, e racchiudono una vera e propria musicalità intrinseca. Lo ha specificato lui stesso, nel corso dell'(oceanica) conferenza stampa che si è svolta nella sede milanese della sua casa discografica:suono delle parole. Quello che trovo raccapricciante è il modo in cui vengono messe delle parole in alcune canzoni: se le parole non hanno un loro suono diventano stridenti. C’è la sagra delle rime baciate, delle rime alternate: quello che sento è la mancanza di consapevolezza di come si deve si deve trattare un testo. La canzone è fatta di testo e musica, bisogna trovare il giusto equilibrio tra le due cose. Il testo dev’essere già musica

Alcuni testi di questo disco sono stati scritti insieme a suo fratello Francesco:

“Nei testi scritti in questi anni c’è sempre l’attenzione a suggerire degli argomenti seri, però per renderli più accessibili bisogna usare quel minimo di ironia, e anche di sarcasmo. Si può essere seri senza essere seriosi, si può fare dell’ironia senza essere dei cialtroni o dei pagliacci. Quando scrivo con mio fratello non tocco nulla di quello che lui fa. Io già vedo la musica in quello che lui scrive, piuttosto adatto la musica”

Quanti artisti dovrebbero imparare da lui, chiusa parentesi.

Ma torniamo alla musica. “Maximilian”, dieci tracce di suggestioni a occhi chiusi. Che si apre con “Mille volte ancora”, la lettera di un padre a un figlio:

“L’amore è qualcosa di unico che viene poi culturalmente trasferito in vari elementi. L’amore per un figlio va coltivato, alimentato e ricostruito ogni volta. Ci sono delle incrinature, delle incomprensioni, ci sono tentativi di distruggere il rapporto, è la natura stessa che fa questo. Bisogna poi essere bravi a ricostruire, a ricercare. L’importante è non adagiarsi su un rapporto, ma vedere questo rapporto ogni giorno diverso”

In questo disco vengono raccontati molti tipi di rapporti:

“Di rapporti, di esasperazioni, di condizioni nei rapporti, detti in chiave ironica e a volte esasperata – come ad esempio in ‘Teresa’ -. In questi tempi è molto più facile separarsi che stare insieme e ricostruire ogni giorno”

Ma chi è “Maximilian”?

“In Maximilian vedo me stesso: è difficile descrivermi, non saprei come farlo se fossi solo al mondo. Ci vuole qualcun altro che lo fa, avrei bisogno di uno specchio. Io sono un musicista, sono uno sperimentatore, al di là delle canzoni mi piace sperimentare con i suoni, sono un compositore e anche un cantante. Maximilian è una parte di me che si è staccata e rappresenta quella cosa lì”

http://www.soundsblog.it/

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«Quando un progetto è lì che chiama, non si può lasciarlo raffreddare. Io a Maximilian ho pensato quest’inverno, reduce del trio con Niccolò Fabi e Daniele Silvestri. Avevo due strade davanti: passare l’estate in studio e chiuderlo oppure abbandonarlo. Ho scelto la prima».
Il nuovo impegno di Max Gazzè da solo è un disco (in uscita il 30 ottobre) e un tour (dal 30 gennaio) di musica sperimentale («Mi diletto da svariati decenni a utilizzare sintetizatori e software che modificano le onde») che contiene (soprattutto) una lettera di un padre al figlio intitolata Mille volte ancora.

Lei ne ha quattro.

«A Samuel, 17 anni, volevo dire che anche se non ci sto sempre, voglio prendermi cura di lui come quando ne aveva 4, e non deve più vivere la mia lontanza come un abbandono. Bianca, 15, è il mio orgoglio: campionessa italiana di salto a ostacolo. Emily, 10, va a scuola. E poi c’è la piccola Silvia, nata due anni fa dalla relazione con una ragazza con cui sono stato insieme un anno».

E non era Asia Argento, se no ce ne saremmo accorti.

«No, appunto: vive a Trento, siamo rimasti in ottimi rapporti, cerco di vederle il più possibile».

L’amore come va? In un’altra canzone dice che «porta guai, si perde quasi sempre».

«Una relazione, quando c’è, porta con sé la responsabilità di coltivarla. Io non sono più in grado di avere un rapporto. Ormai penso di non potere più convivere con nessuno».

Fonte: vanityfair.it

Libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte, Milano, pomeriggio di metà settembre. Alle 17 il parterre è già tutto pieno per uno showcase che inizierà alle 18,30. All’ora dell’inizio si saranno assiepate un migliaio di persone. Il CD che verrà presentato è quello di tre artisti italiani della ‘scuola romana’ che hanno deciso di dedicarsi insieme a un progetto comune: Il padrone della festa è il titolo del cd, e i tre artisti Niccolò Fabi, Max Gazzè e Daniele Silvestri.

“La vostra presenza così numerosa è segno della curiosità che si è generata intorno a questo progetto, che abbiamo curato con grande passione ed impegno. Per noi questo è davvero una grande gioia.” Questo ha detto Max Gazzè durante il frizzante showcase che ha visto i tre artisti dialogare scherzosamente, farsi domande a vicenda e rispondere a qualche altra del numeroso pubblico. Oltre a suonare diversi brani dal nuovo lavoro e una possente triade finale di successi.

Daniele Silvestri esordisce chiedendo a Fabi: “Ma dopo un disco come Ecco, tutti i riconoscimenti ottenuti, chi te l’ha fatto fare a metterti in un progetto con due come noi?” (evito nella trascrizione gli attributi che Silvestri ha assegnato a se stesso e a Gazzè…). E Niccolò risponde che proprio perché era andato tutto bene era ora di fare un cambio. E poco dopo ancora Max sottolinea i connotati di questo cambiamento: “Avevamo la consapevolezza di poter fare qualcosa di unico unendo tre modi di far musica senza prevaricare l’un l’altro. Insieme abbiamo fatto un’opera che non avremmo potuto fare da soli.”

In effetti nel cd coesistono canzoni in cui si sente la zampata predominante di uno dei tre e canzoni in cui invece il lavoro creativo collettivo è preponderante. Chi scrive ha avuto il piacere di incontrare per alcuni minuti i tre prima dello showcase e porre loro qualche domanda. È sicuramente un’amicizia che ha fatto scaturire un progetto di questo tipo: “Sì – risponde Fabi – in parte è così, ma non si può ridurre solo a questo. È importante il principio che ti porta a voler collaborare, circondarti di persone brave per pungolare, rinnovare la tua creatività. Loro sono due musicisti, due cantautori che potrebbero mettere in crisi le mie certezze, farmi vedere le cose da un altro punto di vista. E quindi questa cosa era utile soprattutto dal punto di vista professionale.”

“Abbiamo avuto un approccio da produttori – aggiunge Silvestri – ci interessava il risultato finale a prescindere da chi aveva scritto qualcosa. In alcuni casi era il suggerimento dell’autore stesso: questo ritornello cantalo tu, è più giusto il tuo modo, il tuo timbro.” Un vero e proprio lavoro di gruppo, insomma, una autentica band con un metodo di lavoro che guarda al risultato d’insieme come unione di tre individualità potenti. E la canzone finale, Il padrone della festa, che dà anche il titolo all’album, e che ad un certo punto ripete “Il sasso su cui poggia il nostro culo è il padrone della festa”? “Chiaramente si riferisce al pianeta, su cui oggi abitiamo noi, di cui siamo ospiti, e che un giorno abiteranno altri – risponde Gazzè – e quindi un invito a rispettarlo e preservarlo”.

Poco dopo il testo recita: “Perché siamo ammanettati tutti insieme alla stessa bomba”. Questa è una frase di Niccolò che io ho rielaborato – commenta Silvestri. L’essere ammanettati a una stessa bomba ha un aspetto positivo e uno negativo. La bomba è qualcosa di rischioso, che può esplodere da un momento all’altro. Ma è anche essere connessi, sulla stessa barca. La barca può navigare o può affondare.”

[…]

Fonte: http://www.ilsussidiario.net

Tratto da: http://www.nuovecanzoni.com

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Il 16 settembre 2014 esce per Sony/Universal Il Padrone Della Festa, primo album collaborativo dei cantautori Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè che per l’occasione si fanno chiamare FSG.

L’idea di creare questo disco, è nata a seguito di un viaggio effettuato dai tre artisti in Sudan, ma già negli anni ’90 Fabi, Silvestri e Gazzè avevano fatto amicizia in ambito lavorativo, avviando un’attività live collaborativa sui palchi di diversi locali di Roma.

Abbiamo deciso di collaborare insieme tempo fa, e da questa voglia di collaborare sono nate tante idee, in questi anni. Tra queste tante idee c’era quella di fare un disco insieme, comporre un album dalla prima all’ultima nota: questa idea si è concretizzata e ciò ha comportato una serie di impegni che ci hanno visti procedere alla produzione di questo disco. La nostra è stata una scelta anacronistica, in controtendenza rispetto ai tempi che stiamo vivendo. Volevamo fare un disco insieme, ma farlo bene, seriamente, con il cuore. E abbiamo deciso di farlo ora, in questo preciso momento delle nostre rispettive carriere soliste, perché ci siamo sentiti pronti per farlo.

ha spiegato il trio, entusiasta nel presentare il primo lavoro collaborativo, che poteva anche essere considerato un azzardo:

Sì, è vero, poteva essere un azzardo, ma non da un punto di vista umano: sapevamo già che stare insieme ci veniva bene. Per noi, questo progetto era una grande scommessa, dal momento in cui siamo tre cantautori un po’ ‘attempati’ e abituati ad un certo (il proprio) metodo di lavoro; e la scommessa, dal nostro punto di vista, è stata vinta. Pensando a quello che è successo ogni singolo giorno in studio di registrazione, possiamo dire che ognuno di noi esce da questa scommessa arricchito, quasi ringiovanito: abbiamo ritrovato energia e stimoli, imparando tante cose nuove, sperimentato. Avvertivamo l’esigenza di cambiare strada, di non ripeterci: il nostro è anche un messaggio politico piuttosto importante.

L’opera propone dodici tracce inedite tra le quali spiccano i primi due singoli Life is Sweet e L’amore non esiste, pubblicati rispettivamente il il 25 aprile ed 22 agosto 2014.

Il Padrone Della Festa è disponibile nei negozi nei formati CD, doppio vinile e digitale.

Fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/

Sono nati artisticamente negli Anni 90 con Roma che scoppiava di locali dove era possibile trovare cantautori di talento che poi avrebbero avuto successo. Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè hanno inciso il cd “Il padrone della festa“. “Dopo un viaggio in Sudan abbiamo capito che era il momento”, dicono a Tgcom24. Si parla anche di amore nei 12 brani inediti con l’augurio che ci siano più donne al potere perché sono “protettive”.

Perché avete deciso di unirvi per un disco?
E’ tutto successo in un modo strano ma anche naturale. Stiamo vivendo un momento professionale tutti e tre molto felice e questa scelta è diventata anche un modo per rimetterci completamente in gioco con un qualcosa di diverso.

Quando avete capito che era giunto il momento giusto per incidere i brani?
Ci conosciamo dalla metà degli Anni 90 quando suonavamo in diversi localini di Roma, professionalmente abbiamo sempre fatto un percorso parallelo ma senza la possibilità di conoscerci pienamente e a fondo dal punto di vista umano. C’è stata l’occasione di organizzare un viaggio in Sudan, molto prima che pensassimo di rinchiuderci in sala di registrazione…

E cosa è successo?
E’ stato un viaggio splendido assolutamente lontano dal concetto di comodità tipo resort con lettino a bordo piscina. Siamo andati in profondità a noi stessi e abbiamo iniziato a pensare seriamente di scrivere canzoni nuove e di far nascere questo album.

Ne “Il padrone della festa” vi augurate che le donne prendano più potere. Come mai?
Siamo dominati da un mondo che ha un punto di vista totalmente maschile. Prevalgono l’aggressività e la competizione così il nostro augurio è che i posti di potere siano occupati da quante più donne possibili perché hanno una consapevolezza maggiore. Sono madri e molto protettive.

Nel singolo “L’amore non esiste” dite che è questo sentimento è “il più comodo rimedio alla paura di non essere capaci a rimanere da soli”. Visione pessimista?
Il brano gioca di rimando tra gli opposti. Dal cinismo al romanticismo. E’ vero che ci sono un sacco di coppie che vanno avanti stancamente, innegabile ci sia anche la paura di rimanere da soli, è anche un sentire della società. Ma non crediamo che tutto sommato la solitudine sia negativa, si imparano tante cose, anche sbagliando.

Dunque l’amore cos’è?

Condivisione, sacrificio, continua ricerca. Insomma un lavoro difficilissimo.

“ll padrone della festa” sarà distribuito in tutta Europa e dal 26 settembre partirà un tour europeo dove i tre artisti si esibiranno da soli, senza il supporto della band. La partenza è fissata per il 26 settembre in Germania, a Colonia (Club Bahnhof Ehrenfeld) e si prosegue il 27 a Berlino (Frannz Club); il 30 settembre a Parigi (La Bellevilloise); il primo ottobre a Londra (Bush Hall) e 2 ottobre a Londra al Dingwalls; il 3 ottobre Fabi, Silvestri e Gazzè si sposteranno a Bruxelles (VK), il 4 a Lussemburgo (Conservatoire De La Musique) e il 5 ad Amsterdam (Sugar Factory), il 9 a Valencia (Sala Salomè), il 10 a Madrid (Sala But Madrid), l’11 a Barcellona (Sala Razzmatazz). Dopo il giro in Europa, il 14 novembre partirà da Rimini il tour nei palasport.

Max Gazzè canta nel Sotto Casa Tour

Domani il cantautore romano si esibirà a La Salle
“Suonare a contatto con la natura sarà una bellissima esperienza”

Il 5 luglio Max Gazzè ha festeggiato i 46 anni con un grande concerto a Roma, all’Ippodromo delle Capannelle. L’unico sotto casa per il cantautore romano, che, dopo la partecipazione all’ultimo Festival di Sanremo e la pubblicazione del cd «Sotto casa», la sua città la sta vedendo ben poco. Dopo l’European Live Club Tour, che lo ha portato in tutta Europa (da Berlino a Londra), il 1° giugno è  iniziato il «Sotto casa Tour» con cui sta girando in lungo e largo l’Italia.

 

Domani, alle 18, toccherà Plan Belle Crête di La Salle, dove, nell’ambito della rassegna Musicastelle Outdoor, si esibirà con Cristiano Micalizzi (batteria), Giorgio Baldi (chitarre), Clemente Ferrari (fisarmonica) e Dedo (fiati). E’, sicuramente, un periodo d’oro per Gazzè, anzi di platino, visto che il cd ha ottenuto il disco di Platino per oltre 30.000 download  digitali. E, anche, un’ulteriore dimostrazione di quello che la «musica può fare», visto che lo ha aiutato a uscire dal tunnel della depressione seguita alla fine del rapporto con la moglie. «È stato un momento traumatico, che mi ha creato non pochi problemi in una vita già di per sé complicata. – ha confessato – Ho vissuto questa separazione come un lutto dopo 20 anni di convivenza, 15 di matrimonio e tre figli».

 

Un «lutto» che, inevitabilmente, compare in molti testi del cd, ideati con il fratello Francesco: da «E Tu Vai Via» a «Con chi sarai adesso». In questo frangente lo hanno aiutato anche l’ironia ed eleganza che caratterizzano una carriera quasi trentennale, iniziata in Belgio (dove ha vissuto da giovane) e che in Italia lo visto arrivare al successo nel 1998 con la canzone «Vento d’estate» e il cd «La favola di Adamo ed Eva».

Sono seguiti altri sei cd e cinque partecipazioni al Festival di Sanremo. «Sono già venuto svariate volte in diversi posti della Valle. – racconta- Suonare a contatto con la natura sarà una bellissima esperienza, anche perché la musica è un tentativo dell’uomo di imitare i suoni della natura. Altra cosa bella della musica è che si adatta al contesto in cui nasce, in particolare per uno come me che quando suona è abituato a interagire intensamente con l’esterno, e questo renderà sicuramente unica l’esibizione in un posto bellissimo come La Salle».  Il concerto è gratuito, e, come per tutti gli altri concerti di Musicastelle outdoor, in caso di maltempo verrà tenuto il giorno stesso, alle ore 21,30 (ingresso gratuito), al Teatro Splendor di Aosta. La decisione di un eventuale spostamento sarà presa la mattina stessa dell’evento e comunicata sul sito http://www.lovevda.it e http://www.musicastelle.it.

 

di Gaetano LoPresti per La Stampa

Max Gazzè questa sera sul palco della Reggia di Venaria:
«E’ un castello, la mia somiglianza con Dracula mi aiuterà»
di PAOLO FERRARI per La Stampa

Max Gazzè è ospite oggi del cartellone “Sere d’Estate alla Reggia” di Venaria Reale. Il cantautore romano è preceduto sul palco alle 22 dalla giovane cantautrice torinese Levante, il biglietto costa 28 euro per il posto a sedere e 20 euro per quello in piedi.

 

Gazzè, che effetto fa suonare per la prima volta nel contesto regale di Venaria?  

“Mi fa molto piacere, avverto il prestigio del contesto ma non ne ho soggezione. Sono felice di suonare alla Reggia proprio con questo gruppo e con questo spettacolo, c’è una dinamica teatrale sul palco e un quartetto d’archi che conferisce un certo tono da camera ad alcuni passaggi dello show, che in altri momenti è più rock. Suoniamo più di due ore, siamo in nove in tutto e ogni sera provo un senso di completezza”.

 

Sarà una sfida tra i suoi baffi e quelli che sfoggiavano tanti Savoia?  

“E certo, lì col baffo mi mimetizzo tra loro senza problemi. Poi in fondo la Reggia è un castello, e anche in questo caso non ho problemi: la mia somiglianza più impressionante è da sempre con le raffigurazioni iconografiche del Conte Dracula, alcune d’epoca sembrano davvero mie fotografie”.

 

Ha una scenografia forte?  

“Molto preziosa, si basa sui video realizzati da Duccio Forzano, il regista di “Che tempo che fa” e del Festival di Sanremo. Ci ha fatti conoscere Fabio Fazio e siamo subito entrati in sintonia. Ha firmato lui anche il nuovo videoclip che è uscito da pochi giorni, quello della canzone “I tuoi maledettissimi impegni”.

 

In autunno compirà 15 anni “La favola di Adamo ed Eva”, il disco a cui deve molto: gli rende omaggio dal vivo?  

“Sempre, perché fu decisivo per la mia carriera e la gente continua ad amare le canzoni di allora. Penso a “Cara Valentina”, “Vento d’estate” e soprattutto a “La favola di Adamo ed Eva”, tuttora il pezzo che forse più mi rappresenta presso il grande pubblico”.

 

Prosegue così anche il suo flirt con Torino?  

“Una storia infinita, dai tempi in cui passavo un sacco di tempo a Casasonica con Boosta, Samuel e gli altri. E poi le seratine da Giancarlo, con il panino delle 4 del mattino. Ci sono città in cui mi sento particolarmente a mio agio, e Torino è in cima alla classifica. Vorrei sempre fermar mici qualche giorno, ma in tour il tempo è tiranno”.

 

Nel 2010 suonò alla “Woodstock 5 Stelle” di Beppe Grillo: lo rifarebbe?  

“Perché no, a me interessa soprattutto l’aspetto Woodstock della faccenda. Ci sono colleghi che parlano di politica anche ai concerti, e non è il mio caso. È ovvio che appartengo alla galassia di sinistra, direi che per la mia formazione europea mi considero un laburista. Non suonerei a una festa di Alleanza Nazionale, per dire, perché non sarebbe una scelta coerente; ma se ho nostalgia delle vecchie Feste de l’Unità non è perché mi manca un partito, bensì perché erano dei bei posti per fare musica. Coi 5 Stelle quindi suonerei di nuovo, se fosse un bel festival aperto a tutti”.

 

Reggia di Venaria Reale

Corte d’Onore

Tel: 011 / 499.23.33