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L’opera “sintonica”, che unisce classica ed sintetizzatori, ha debuttato con successo al Teatro dell’Opera di Roma

Max Gazzè

Un po’ poeta, un po’ menestrello, Max Gazzè ha fatto dell’originalità, unita a uno spiccato gusto melodico e a un’impeccabile tecnica di bassista, il suo marchio di fabbrica. Un moderno cantastorie, capace di passare con disinvoltura da canzoni ironiche e surreali a ballad emozionanti e poetiche.

E’ stato davvero un anno magico, il 2016, per il cantautore romano, grazie all’accoglienza entusiastica ricevuta dell’album Maximilian, insignito di 2 dischi d’oro per lo stesso Maximilian e per il singolo Ti sembra normale, il brano italiano più trasmesso dalle radio la scorsa estate, e 2 dischi di platino per La vita com’è e Ti sembra normale.

Maximilian ha messo in luce le diverse sfaccettature della personalità artistica di Gazzè: da quella più pop della Vita com’è a quella sperimentale di Verso un altro immenso cielo, da quella ironica di Ti sembra normale fino a quella melodica di Mille volte ancora.

Gazzè non è, però, il tipo di artista che si accontenta del successo da classifica, ma chiede sempre di più a se stesso e, conseguentemente, al suo pubblico, che lo apprezza proprio per la sua capacità di sperimentare e di sperimentarsi.

Per questo ha voluto cimentarsi nell’impresa un po’ folle, in questi tempi di ristrettezze economiche anche nella discografia, di un’opera sinfonica, Alchemaya, complessa, profonda e ambiziosa che sarà trasposta su disco dopo l’estate.

L’opera, scritta e musicata da Max Gazzè con il fratello Francesco ed eseguita dai 50 elementi della Bohemian Symphony Orchestra di Praga diretta dal Maestro Clemente Ferrari, è stata salutata ieri sera dalla calorosa standing ovation del Teatro Dell’Opera, dove erano presenti anche i colleghi-amici Niccolò Fabi e Carmen Consoli.

Il tempio della classica e della lirica era sold out in ogni ordine di posti per assistere alla prima rappresentazione di Alchemaya dopo l’anteprima andata in scena il 1 aprile a Spoleto. Le prossime date saranno stasera al San Carlo di Napoli, l’8 aprile al Teatro dell’Opera di Firenze, l’11(quasi sold out) e il 12 al Teatro Arcimboldi di Milano, il 13 al Gran Teatro di Padova e il 14 all’Auditorium del Lingotto di Torino.

Quando abbiamo intervistato per la prima volta Max Gazzè, siamo rimasti favorevolmente colpiti dalla eterogeneità dei suoi interessi culturali, finendo a parlare di musica quasi marginalmente. Di quella conversazione ci colpì in particolare il racconto sulle affinità tra le più antiche tradizione mistiche orientali e le più moderne implicazioni della fisica quantistica, accomunate dall’assunto “l’osservatore è la cosa che osserva”.

«Alchimia è un termine che viene dal greco e significa fondere, che è quello che accade con la combinazione fra i due mondi musicali di Alchemaya -ha dichiato Gazzè- Ma c’è di più, un vero e proprio concept che nasce dalla mia ricerca personale negli ultimi vent’anni su temi di storia, filosofia, fisica quantistica e dalla mia ricerca spirituale».

Lo spettacolo alterna la voce calda e intensa dell’attore Ricky Tognazzi, protagonista pochi mesi fa del video dei leggendari New Order Tutti frutti, ai brani cantati da Max che, spronato dall’imponente suono dell’orchestra, spinge la sua voce al massimo, come forse non aveva mai fatto prima d’ora, con ottimi risultati. Nell’intenzioni dell’autore Alchemaya è una “opera sintonica”, dove “sintonica” è la crasi tra “sintetizzatori” e “sinfonica”.

Peccato che, nel buio del teatro, non si possa leggere il ricco e policromo libretto, curato dagli stessi Luca e Maz Gazzè, una vera chicca da collezione che permette di apprezzare appieno la profondità e la vastità dei temi trattati, frutto degli studi dei manoscritti di Qumran e sulla storia degli Esseni: dalla nascita del mondo e dell’uomo, alla presa di coscienza del divino dentro di se’, grazie alla capacità creatrice della sua mente.

Una visione positiva dell’evoluzione e dell’uomo, tratteggiata lungo un’appassionante cavalcata tra classica ed elettronica, descritto come “un gigante pazzesco nato buono”, che si conclude, dopo un’ora e dieci, con le fologoranti parole “voglio farmi emozione, senza rabbia e paura, essere ora divino, vivere come un esseno”.

La seconda parte di Alchemaya, più accessibile e coinvolgente, propone i successi di Gazzè riletti in chiave sinfonica, sulla falsa riga dei riusciti esperimenti di Peter Gabriel e Sting.

“Il primo atto era strutturato attorno ad una narrazione- sottolinea Gazzè- Nel secondo, facciamo un po’ come caxxo ci pare”.

La partenza è affidata a Il timido ubriaco, che guadagna eleganza e pathos dalla rilettura orchestrale.

Seguono due interessanti versioni de Il solito sesso e di Atto di forza(vincitrice due anni fa del Premio Amnesty), ma è l’irresistibile Ti sembra normale ad allentare i freni inibitori, indotti probabilmente da una cornice prestigiosa come il Teatro dell’Opera, con il battito delle mani del pubblico a tenere il tempo.

Dopo l’intensa Nulla, atmosfere da cabaret brechtiano caratterizzano La vita com’è, uno degli esperimenti più riusciti della serata, salutata da scroscianti applausi.

Non solo successi, ma anche brani inediti che faranno parte del prossimo progetto discografico, come la malinconica Se soltanto, introdotta da un doveroso ringraziamento al fratello Francesco, suo alter ego nella cruciale fase di composizione: “Il meccanismo di scrittura con mio fratello è molto semplice -spiega Max- è come un barometro emotivo: io guardo lui che si emoziona, io mi emoziono perché lui si emoziona”.

L’intro di Cara Valentina ha suggestioni quasi wagneriane, mentre nel finale il pubblico canta a piena voce il coro da stadio.

Il bis è ricco, con gli inediti Un brivido a notte e Verso un altro cielo immenso, intervallati dalla hit Una musica può fare, quasi un manifesto programmatico della poetica di Gazzè che, con le sue canzoni, riesce sempre nell’effetto congiunto di far muovere, allo stesso tempo, gambe e cervello.

La scaletta di Alchemaya

I atto:
lettura “Progenie”
“L’origine del mondo”
lettura “Anello mancante” “Il diluvio di tutti”
lettura “Enuma Elish”
“La tavola di smeraldo”
lettura “L’Atlantideo”
“Vuota dentro”
lettura “Bassa frequenza”
“Visioni ad Harran”
lettura “Ezechiele”
“Alchimia”
“Etereo”
lettura “XXII”
“Il progetto dell’anima”

II atto:
“Il timido ubriaco”
“Il solito sesso”
“Atto di forza”
“Ti sembra normale”
“Nulla”
“La vita com’è”
“Se soltanto”
“Cara Valentina”
“Edera”
“Mentre dormi”
“Sotto casa”
“Un brivido a notte”
“Una musica può fare”
“Verso un altro immenso cielo”

Dai successi pop a un’opera esoterica. Il fossato è ampio ma Max Gazzè prova a fare il salto. Il musicista romano è uno che il pop lo ha sempre trattato con nobiltà e da cui, dal Sanremo 2013 di «Sotto casa» al «Ti sembra normale» nella top 5 (e primo italiano) dei più trasmessi in radio nel 2016, ha avuto grandi soddisfazioni. Il prossimo progetto di Max è «Alchemaya», un’opera sintonica la chiama, che debutta il 1° aprile a Spoleto (quindi Roma il 3, Firenze l’8, Napoli il 10, Milano l’11 e il 12, Padova il 13, Torino il14) e che diventerà in un secondo momento un album.

 

Scusi l’ignoranza… cos’è un’opera sintonica?

«Ho coniato un neologismo che mischia le parole sinfonica e sintetizzatori. Lo spettacolo mi vedrà sul palco con la Bohemian Symphony Orchestra diretta dal maestro Clemente Ferrari e con dei musicisti che suoneranno solo dei sintetizzatori modulari. Niente band; niente basso, chitarra e batteria».

Perché «Alchemaya»?

«Alchimia arriva dal greco fondere, che è quello che accade con la combinazione fra quei due mondi musicali. Ma c’è anche un concept che nasce dalla mia ricerca personale su temi di storia, filosofia, fisica quantistica e dalla mia ricerca spirituale».

Un progetto ambizioso…

«Lo spettacolo è diviso in due parti. La prima, quella nuova, è più contemplativa. Non ha lo spirito “divertente” del concerto. Voglio creare uno spiraglio, una fessura attraverso cui chi ascolta le canzoni può osservare se stesso. Ci sarà anche la voce narrante di Ricky Tognazzi. La seconda è uno show con i miei brani riarrangiati in versione sintonica».

In fuga dal successo pop?

«Sono un musicista e non solo un cantante e ho fatto qualcosa per me, per Massimiliano. Qualcosa che mi liberasse dal pop ed esprimesse il lato spirituale della musica, quello che fa ballare un bambino».

Di cosa parlano i brani dell’opera?

«I testi delle canzoni, scritti con mio fratello Francesco, seguono un percorso che parte dal passato, dalla creazione dell’uomo, per arrivare all’interno dell’uomo. C’è qualcosa che lega le religioni e i pensieri spirituali della civiltà mesopotamica, di quella egizia, degli ebrei e dei cattolici. Lo slancio verso il divino ha a che fare con radici comuni molto antiche».

Come è nata questa passione?

«Papà era molto religioso e aveva profonde conoscenze teologiche sulle origini del cristianesimo. Così per poter discutere con lui andavo a documentarmi in biblioteca e in libreria nel settore religione, filosofia, esoterico. Sono partito dai manoscritti di Qumran, i rotoli ritrovati sul mar Morto su cui gli studiosi sono ancora al lavoro, per poi passare a studi sugli Esseni e sulla Fratellanza bianca e altro».

Le daranno del rettiliano, dell’illuminato…

«Non seguo le teorie sulla cospirazione e i temi new age che sono tanto popolari su internet. Il mio è un interesse storico e di conoscenza personale».

Tranquillizziamo i fan del Gazzè più tradizionale. Quest’estate a Collisioni ci sarà un concerto con Silvestri e Consoli. Un nuovo trio?

«Daniele e Carmen sono come un fratello e una sorella, gli voglio bene. Faremo una bella cosa ma penso debba rimanere uno spettacolo unico, un happening».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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“Poi mi è apparso Maximilian, un uomo né del passato né del futuro, ma di un presente diverso, di un’altra dimensione”: Così Max Gazzè racconta il suo nuovo lavoro, in uscita il 30 ottobre. Una sperimentazione, un viaggio colorato tra i sentimenti e la realtà, tra l’umanità e la vita.

A due anni di distanza da Sotto casa arriva Maximilian, il nuovo album di Max Gazzè, in uscita il 30 ottobre. Viene subito da chiedersi chi è Maximilian: un alter ego? Forse è meglio non farsi troppe domande, divincolarsi dalla ragione e abbandonarsi all’ascolto. Del resto è sempre complicato spiegare un disco di un artista come Gazzè.160842055-127aa708-984a-405a-8977-feec7d7cbdb5

Visionario e iperuranico, onirico nella sua riflessione sulla vita, sul mondo eppure concreto e lucido nelle descrizioni. L’ultimo lavoro del musicista romano nasce da una sperimentazione, da un miraggio che ha cambiato il corso del progetto sfociando in risultati eclettici: “Stavo sperimentando nuovi strumenti e creando suoni diversi – spiega l’artista. Poi mi è apparso “Maximilian”, un uomo né del passato né del futuro, ma di un presente diverso, di un’altra dimensione. Il nuovo disco doveva essere un progetto sperimentale, poi sono arrivate le canzoni. Mi piace molto così com’è, un quadro con tanti colori, eterogeneo”. Attraverso la musica l’artista vuole veicolare messaggi ed emozioni; lui diventa tramite di questo passaggio instaurando un rapporto con il pubblico, uno scambio generatore di altre sensazioni.

“Ti aspetterò, ti scriverò, ti perderò/ ancora mille volte ancora/ ti scorderò, ti rivedrò, ti abbraccerò/ di nuovo per ricominciare”, così recita il pezzo di apertura dell’album,Mille volte ancora. Si tratta di una lettera di un padre al figlio, nella quale emerge uno dei rapporti più delicati, quello tra genitore e figlio, fatto di partenze e di ritorni, di parole e di sguardi, di silenzi assordanti ed infiniti che spesso si dissolvono in un abbraccio, di parole e carezze che riecheggiano per sempre.
Dieci tracce che nascono dalla sperimentazione, scritti con il fratello Francesco Gazzè e altri autori che compaiono per la prima volta. Con la produzione artistica dello stesso Gazzè, e con la produzione esecutiva di Francesco Barbaro, il disco è stato registrato e mixato a Roma e masterizzato a New York da Chris Gehringer, presso lo Sterling Sound.

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Gli altri brani disegnano un disco centrato sull’uomo e sulla vita con pezzi che parlano di attualità (In breve), della frenesia quotidiana (La vita com’è), della sfera dei sentimenti in varie sfaccettature con i pezzi Un uomo diverso, Sul fiume, Nulla, Ti sembra normale, Teresa, Verso un altro immenso cielo, Disordine d’aprile. Il nuovo tour partirà a febbraio da Pescara ed è già sold out, tanto che le prime date sono state raddoppiate.

http://www.repubblica.it

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Un po’ off topic

Il mio primo romanzo, per Newton Compton Editori

(Contiene doveroso omaggio al nostro Max)

978-88-541-6027-9

 

 

https://www.facebook.com/pages/Eleonora-Carta/186208848254273

SanRemo 2013

Max Gazzé – tra i big della prossima edizione del Festival della Canzone Italiana – proporrà “Sotto casa” e “I tuoi maledettissimi impegni”

🙂 !!!!!!!!!!!!

OSPITE DELLA SAISON CULTURELLE

Max Gazzè in concerto al Teatro Giacosa di Aosta
In concerto al Giacosa il cantautore in principio imprigionato in un ruolo non suo è riuscito a coinvolgere il pubblico
di GAETANO LO PRESTI

La musica può fare tante cose. Lo insegna il cantautore Massimiliano “Max” Gazzè che ieri sera si è esibito al Teatro Giacosa per la Saison Culturelle. Come canta, infatti, nel suo hit “Una musica può fare”, la musica può far parlare, amare, addormentare, svegliare. Può fare anche cambiare. Ma, non sempre, “tanto è uguale”. Non è stato, infatti, indolore il baratto con la Filarmonica Toscanini di Parma diretta da Alessandro Nidi che è alla base del concerto “L’Uomo Sinfonico” portato ad Aosta. In pratica: voi mi rivisitate in chiave sinfonica i miei successi (da “Una musica può fare” a “Il solito sesso”, riscritti per orchestra da Silvia Catasta) e io vi canto rielaborazioni di celebri musiche del repertorio classico e lirico. Ed è qui che qualcosa non ha funzionato, specie all’inizio quando Gazzè è sembrato imprigionato in un ruolo non suo, l’uomo sinfonico appunto, con versioni imbarazzanti di brani come “Tu che m’hai preso il cuor” ed una compostezza muta tra un brano e l’altro degna dei rituali tipici dei concerti classici. Ma, per fortuna, la musica può anche “salvarti sull’orlo del precipizio”. E, così, pian piano Gazzè ha cominciato ad interagire col pubblico (in cui spiccava una folta rappresentanza di fans) e la sua ironia è stata valorizzata in brani classici maggiormente sulle sue corde come “La calunnia è un venticello” di Rossini a “Non più andrai farfallone amoroso” di Mozart. Anche le versioni “classiche” dei suoi brani si sono fatte più centrate, con la struggente dolcezza di “Mentre dormi”, trasfigurata in una serenata senza tempo, ed il coinvolgente body-tapping con cui gli orchestrali hanno accompagnato la finale “Il solito sesso”, conclusa con un trasgressivo gesto dell’ombrello all’unisono. Perché, in fondo, anche questo una musica può fare. “Lililli o lalalla (maggiore)”.

I Suoni delle Dolomiti – In cammino verso la musica e la montagna.

 

giovedì 25 agosto

MAX GAZZÈ

Canzoni come stati d’animo
Insieme a Alex Britti, Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, con i quali ha sovente collaborato, Max Gazzè fa parte di quella generazione di cantautori romani che si è messa in luce negli anni Novanta. Il suo primo strumento è stato il pianoforte, poi sostituito dal basso, che non ha mai smesso di suonare. La sua carriera ha seguito tutte le tappe d’obbligo di chi scrive e canta canzoni: Premio Tenco, Sanremo, prima tra i giovani e poi tra i big, Festivalbar, ecc. Ama la poesia e se la sa cavare bene anche come attore (Basilicata Coast To Coast di Rocco Papaleo).

COME ARRIVARE
da Grumes in auto fino a Masi Alti (parcheggio in località Pradet e lungo la strada d’accesso) e quindi a piedi
ore 1.30 di cammino dal parcheggio più distante
dal Lago Santo di Cembra a piedi lungo sentiero E5
ore 2 di cammino

Per questo evento è attivo un bus da Baselga di Piné a Grumes e ritorno, biglietto al costo di € 5, da acquistare entro le ore 12.30 del giorno precedente presso l’APT a Baselga di Piné.

ESCURSIONE
con gli Accompagnatori di Territorio al Monte Castion e al Biotopo Prati di Monte
ore 3.30 di cammino, dislivello 600 metri, difficoltà E
info e prenotazione 0461 557028

RECUPERO
ore 21 Centro Congressi Piné 1000 a Baselga di Piné

INFO 0461 557028 – 683110 www.visitpinecembra.it

Su un ciliegio esterno

 

Il ventisette di agosto Gianni Sergente ha preso un altro stipendio
Una cifra alla volta come nel poker sono in tutto un milionequattrocentotrenta
S’aggiusta il sorriso sguscia via dall’ufficio e corre a più non posso verso il primo bar
Buonasera signora volevo duemila liquirizie da portare su un ciliegio esterno
Povero Gianni Sergente vestito elegante
A pensare su un ciliegio esterno
A pensare su un ciliegio esterno

Maledetta pigrizia maledetta pazzia per cercare differenze tra giorni uguali
Ridotto a succhiare quel nero che nero rimane su un ciliegio esterno
Il venti settembre gli ho portato un regalo e senza dire niente me l’ha tolto di mano
“Sono le poesie di Mallarmé!” esclama contento su un ciliegio esterno

Povero Gianni Sergente vestito elegante
A pensare su un ciliegio esterno
A pensare su un ciliegio esterno

Guardati bene
Tu sei sbagliato e fuori moda
Capelli lunghi
Hai sempre addosso quel vestito
Guardati bene
Ma come fai a non sentirti un idiota
Che ti rimane
Se non l’immagine che dai
Ma lui aveva dentro qualcosa che non mi potevo spiegare
Come un sollievo una pace interiore
Il suo paradiso è su un ciliegio esterno

Dopo quel giorno l’ho visto che sembrava un frutto più grande con gli occhiali scesi
Rrapito dal gusto di liquirizia e dalla sua lettura su un ciliegio esterno
Il ventisette settembre Gianni Sergente ha preso un altro stipendio
Una cifra alla volta come nel poker sono in tutto un milionequattrocentotrenta

Povero Gianni Sergente vestito elegante
A pensare su un ciliegio esterno
A pensare su un ciliegio esterno

off topic ma non troppo

Carmen Consoli non ha bisogno di presentazioni, qui collabora con lei Tiziano Ferro.

Già Natale, il tempo vola,
l’incalzare di un treno in corsa
sui vetri e lampadari accesi
nelle stanze dei ricordi
ho indossato una faccia nuova
su un vestito da cerimonia
ed ho sepolto il desiderio intrepido di averti affianco
allo specchio c’è un altra donna
nel cui sguardo non v’è paura
com’è preziosa la tua assenza in questa beata ricorrenza
ad oriente il giorno scalpita non tarder

Guarda l’alba che ci insegna a sorridere
quasi sembra che ci inviti a rinascere
tutto inzia invecchia cambia forma
l’amore tutto si trasforma
l’umore di un sogno col tempo si dimentica

già Natale il tempo vola
tutti a tavola che si fredda,
mio padre con la barba finta ed un cappello rosso in testa
ed irrompe impetuosa la vita
nell’urgenza di prospettiva
già vedo gli occhi di mio figlio e i suoi giocattoli per casa
ad oriente il giorno scalpita la notte depone armi e oscurità

Guarda l’alba che ci insegna a sorridere
quasi sembra che ci inviti a rinascere
tutto inizia invecchia cambia forma
l’amore tutto si trasforma
persino il dolore più atroce si addomestica

tutto inizia invecchia cambia forma l’amore tutto si trasforma
nel chiudersi un fiore al tramonto si rigenera.