Category: Eventi


#Alchemaya finalmente…

 

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X Factor Audition per Max Gazzè al Parco della Musica 30/12/17

 

Daniele Silvestri “La credenza”

 

Carmen Consoli “Amore di Plexiglass”

Alchemaya – Atto II

Opera sintonica. Con l’orchestra filarmonica di Vienna.

Dall’Auditorium Giovanni Agnelli, Lingotto, Torino.

Dirige il maestro: Clemente Ferrari

Opera sintonica. Con l’orchestra filarmonica di Vienna.

Dall’Auditorium Giovanni Agnelli, Lingotto, Torino.

Dirige il maestro: Clemente Ferrari

Le cose che abbiamo in comune

Testardo

Aria

 

Con Daniele Silvestri e Carmen Consoli

Max per RisorgiMarche

13 brani

 

qui un breve report dell’evento

http://www.cronachemaceratesi.it/2017/08/02/max-gazze-infuoca-montelago-il-popolo-di-risorgimarche-piu-forte-del-caldo-record/996101/

 

Live Radio 2

Lunedì 3 aprile un Teatro dell’Opera sold out ha accolto con entusiasmo Alchemaya, opera “sintonica” in due atti di Francesco e Max Gazzè prodotta da Francesco Barbaro. Sul palco, oltre a Gazzè, Ricky Tognazzi e la Bohemian Symphony Orchestra di Praga diretta da Clemente Ferrari.

La definizione di opera sintonica è un neologismo che spiega sia l’impiego integrato di strumenti sinfonici e sintetizzatori sia la carica innovativa di Alchemaya. Il titolo rimanda ad “alchimia”, termine derivato dal greco che significa fondere: è quello che accade con la combinazione fra i due mondi musicali ma anche con la ricerca di connessioni e scambi tra parole, musica e scenografia. L’opera è un concept che parla della creazione e prende forma dalla ricerca – spirituale e su temi di storia, filosofia, fisica quantistica – condotta da Max Gazzè negli ultimi vent’anni.

Il primo atto dello spettacolo, ovvero l’opera vera e propria, è strutturato nell’alternanza forse un po’ troppo netta tra sezioni narrative e musicali. Le letture, affidate alla voce di Ricky Tognazzi, sono liberamente tratte da vari testi, quali la III e V Tavola Smeraldina e la Bibbia. I brani sono invece tutti inediti, scritti prevalentemente da Francesco e Max Gazzè. Nel secondo atto, strutturato come un concerto, vengono riproposti alcuni dei maggiori successi del cantante in versione sintonica. Si inizia con Il solito sesso, presentata al Festival di Sanremo 2008, per poi ripercorrere le tappe principali della sua carriera con Il timido ubriaco, Cara Valentina, Una musica può fare fino a brani dall’ultimo disco Maximilian (Ti sembra normale, Nulla e Mille volte ancora). Gazzè presenta anche due inediti, Se soltanto e Un brivido a notte, che spiega essere nati parallelamente alla composizione dell’opera sintonica.

Il programma di sala si apre con una citazione di Giordano Bruno, ben rappresentativa dello spirito dell’opera: «l’uomo non ha limiti, e quando un giorno se ne renderà conto sarà libero anche qui in questo mondo». Il superamento delle barriere come presupposto per la conquista della libertà è di fatto il compimento del processo di creazione, un tema che trova riscontro anche nei testi, ad esempio nella Tavola di Smeraldo (F. Gazzè, M. Gazzè): «Tu, uomo del presente, / stella triste / confinata sempre / nelle sciocche / norme / del tuo corpo, / fuggi il torto / uguale / d’ignorare / ciò che / non esiste, / perché esiste / in altre forme». Le parole di Giordano Bruno ribadiscono inoltre la sete di cambiamento e di sperimentazione che aleggiano attorno all’opera. Da sottolineare in tal senso la cosciente rinuncia alla forma canzone tradizionalmente intesa a favore di composizioni articolate secondo una logica narrativa, che niente concede al facile ascolto.

Come spiegato da Gazzè, Alchemaya è prima di tutto un progetto culturale costituito da testo, musica e scenografia. Le tre dimensioni entrano in relazione tra loro partecipando, ognuna dal suo punto di vista e mediante il proprio linguaggio, alla costruzione del tema centrale. Per far questo Gazzè non stravolge il suo linguaggio, ma cerca delle strade per dilatarlo, delle nuove soluzioni che allarghino i confini del genere sino a trovare dei punti di contatto con territori stranieri. La scelta dei teatri d’opera è in tal senso sintomatica, auspicando tra l’altro, accanto alla contaminazione dei generi, una contaminazione tra pubblici diversi, notoriamente ancorati ai loro mondi musicali.

Chi si aspetta di trovare in Alchemaya innovazioni tecniche o strutturali rimane tuttavia inesorabilmente deluso. Presi singolarmente, gli elementi caratterizzanti di questo lavoro – come la combinazione di sintetizzatori e strumenti sinfonici o la stessa struttura del concept – fanno già parte della nostra storia recente. La novità dell’opera non consiste dunque nella proposta di soluzioni realmente inedite, quanto nella combinazione originale di tali elementi in un progetto organico, fortemente caratterizzato da una specifica personalità artistica. Come spesso accade dobbiamo ragionare nei termini di riletture, che proprio in quanto tali forniscono un contributo tanto personale quanto originale. Per apprezzare pienamente il valore dell’opera è poi necessario contestualizzarla non solo nel percorso artistico di Max Gazzè, ma anche nella situazione che investe oggi l’industria musicale. Un lavoro tanto ambizioso e coraggioso, a ben vedere, è la naturale evoluzione di un artista che ha da sempre preso sul serio la canzone, cosciente delle enormi potenzialità del genere. In questo è senz’altro erede della migliore tradizione del cantautorato italiano, da sempre convinto assertore della sussistenza di un errore di fondo nella distinzione tra arti maggiori e arti minori. «Fare pop è davvero un’arte difficile» ha dichiarato solo pochi mesi fa Max a Ernesto Assante per Repubblica, «significa fare cose orecchiabili, archetipiche, ma ricche e a loro modo complete, c’è una meticolosa stesura del testo, una attenta ricerca sul suono delle parole che faccio con mio fratello, le assonanze, le rime interne. La semplicità da filastrocca è solo apparente: i testi sono complicati, come quello di Sotto casa, ci sono duemila parole ma i bambini la cantano subito». La cura di ogni aspetto di una canzone e in particolare delle complesse relazioni che intercorrono tra testo e musica, è sempre stata una cifra distintiva della sua produzione. Spiegava alcuni anni fa Francesco Gazzè, suo fratello e collaboratore, che «il matrimonio parole-musica deve basarsi sulla parità, sul coinvolgimento reciproco, sullo scambio disinteressato delle emozioni, proprio come accade in un matrimonio ben riuscito» (Parlare di musica, a cura di Susanna Pasticci, Meltemi 2008).

All’origine di Alchemaya c’è tutto questo, oltre alla sperimentazione ed esplorazione continua di territori sconosciuti. Ma c’è anche qualcosa che trascende l’universo Gazzè e che ha a che fare con il nostro modo di vivere la cultura: lo spettacolo mette in scena il bisogno oggi fortissimo di integrazione tra sistemi musicali, che sta portando sempre più frequentemente ad aprire dei valichi all’interno di muri che sembravano insormontabili. Gazzè ha stimolato e sorpreso il suo pubblico e lo ha fatto garbatamente, ma con fermezza e convinzione. Gli spettatori hanno sostenuto la nuova produzione, alternando attenzione e curiosità con momenti di entusiasmo e regalando all’artista la standing ovation finale, definitiva consacrazione di una serata densa di emozioni.

Da Amadeus, di Vera Vecchiarelli

 

Fonte: Ansa.it

 © ANSA

C’è Max, c’è Maximilian, ma soprattutto c’è Massimiliano in Alchemaya, il nuovo progetto live di Gazzè, che ieri sera, 3 aprile, ha debuttato in un Teatro dell’Opera di Roma sold out. Un progetto ambizioso e visionario per la sua (prima) opera “sintonica” che mette insieme la Bohemiam Symphony Orchestra di Praga (diretta da Clemente Ferrari) e i sintetizzatori. “C’è molto di me in questo spettacolo – racconta il cantautore nei camerini, al termine di due ore e mezzo di spettacolo che ha sorpreso il pubblico, lo ha prima intimidito e poi trascinato in un viaggio alla scoperta dell’uomo -: ci sono 20-30 anni di studi, indagini e approfondimenti storici e filosofici. Nella prima parte, molto strutturata, ho cercato di raccontare una storia, un percorso che parte dalla pre-genesi. E mi piaceva affrontare il concetto di creazione dell’uomo per arrivare a capire cosa è davvero, la sua vera essenza, il suo slancio verso il divino, la sua coscienza. Con musiche a tema, in una sorta di concept, un Yellow Submarine che invece di stare sotto l’acqua, vola alto”. E un po’ si stupisce anche lui di aver portato le contaminazioni pop su un palco come quello del Costanzi. “Un posto sacro. Chi l’avrebbe mai detto?”.
Musiche originali alternate a narrazioni, lette da una voce d’eccezione come quella di Ricky Tognazzi, che citano Giordano Bruno, la Bibbia, le tavole sumeriche, i manoscritti di Qumran: un viaggio onirico e spirituale, sottolineato dall’esecuzione magistrale dei 50 maestri d’orchestra che accompagnano e sostengono il cantautore, il quale per una volta ha abbandonato il basso per metterci “solo” la voce. “Niente cori, niente strumenti: ho puntato a scarnire, a decostruire. Insieme al direttore Ferrari abbiamo lavorato tanto sugli arrangiamenti, sulla scrittura. Una grande fatica: diciamo che il 10% è stata ispirazione, il 90% traspirazione”, scherza Gazzè che nella seconda parte dello spettacolo ha invece regalato agli spettatori (tra i quali non potevano mancare i colleghi e amici di sempre Daniele Silvestri, Niccolò Fabi e Carmen Consoli), che al termine lo hanno omaggiato con una lunga standing ovation, una rivisitazione di alcuni dei suoi brani più famosi, sempre in chiave sinfonica. Da Il solito sesso a Il timido ubriaco, passando per Sotto casa e La vita com’è. “Canzoni che sono state spogliate e ricomposte: in Cara Valentina c’è Mozart, l’intro di Ti sembra normale è Cuore matto”, fa notare ancora. La sorpresa sono stati anche due inediti, Se soltanto e Un brivido a notte. “Mentre scrivevo Alchemaya, una gestazione iniziata a settembre, è venuta fuori anche qualche canzone nuova. Tre finiranno nel disco di Alchemaya, che da domani cominceremo a registrare. Un disco doppio che ripercorrerà il live e che mi piacerebbe fosse ascoltato dall’inizio alla fine, senza salti. Non mi preoccupo se Alchemaya piaccia o non piaccia, per me ha un senso ed è quello l’importante”. Dopo l’anteprima a Spoleto e il debutto a Roma, Alchemaya toccherà Firenze l’8 aprile, Napoli il 10, Milano l’11 e il 12, Padova il 13 e Torino il 14.