Archive for ottobre, 2015


“Poi mi è apparso Maximilian, un uomo né del passato né del futuro, ma di un presente diverso, di un’altra dimensione”: Così Max Gazzè racconta il suo nuovo lavoro, in uscita il 30 ottobre. Una sperimentazione, un viaggio colorato tra i sentimenti e la realtà, tra l’umanità e la vita.

A due anni di distanza da Sotto casa arriva Maximilian, il nuovo album di Max Gazzè, in uscita il 30 ottobre. Viene subito da chiedersi chi è Maximilian: un alter ego? Forse è meglio non farsi troppe domande, divincolarsi dalla ragione e abbandonarsi all’ascolto. Del resto è sempre complicato spiegare un disco di un artista come Gazzè.160842055-127aa708-984a-405a-8977-feec7d7cbdb5

Visionario e iperuranico, onirico nella sua riflessione sulla vita, sul mondo eppure concreto e lucido nelle descrizioni. L’ultimo lavoro del musicista romano nasce da una sperimentazione, da un miraggio che ha cambiato il corso del progetto sfociando in risultati eclettici: “Stavo sperimentando nuovi strumenti e creando suoni diversi – spiega l’artista. Poi mi è apparso “Maximilian”, un uomo né del passato né del futuro, ma di un presente diverso, di un’altra dimensione. Il nuovo disco doveva essere un progetto sperimentale, poi sono arrivate le canzoni. Mi piace molto così com’è, un quadro con tanti colori, eterogeneo”. Attraverso la musica l’artista vuole veicolare messaggi ed emozioni; lui diventa tramite di questo passaggio instaurando un rapporto con il pubblico, uno scambio generatore di altre sensazioni.

“Ti aspetterò, ti scriverò, ti perderò/ ancora mille volte ancora/ ti scorderò, ti rivedrò, ti abbraccerò/ di nuovo per ricominciare”, così recita il pezzo di apertura dell’album,Mille volte ancora. Si tratta di una lettera di un padre al figlio, nella quale emerge uno dei rapporti più delicati, quello tra genitore e figlio, fatto di partenze e di ritorni, di parole e di sguardi, di silenzi assordanti ed infiniti che spesso si dissolvono in un abbraccio, di parole e carezze che riecheggiano per sempre.
Dieci tracce che nascono dalla sperimentazione, scritti con il fratello Francesco Gazzè e altri autori che compaiono per la prima volta. Con la produzione artistica dello stesso Gazzè, e con la produzione esecutiva di Francesco Barbaro, il disco è stato registrato e mixato a Roma e masterizzato a New York da Chris Gehringer, presso lo Sterling Sound.

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Gli altri brani disegnano un disco centrato sull’uomo e sulla vita con pezzi che parlano di attualità (In breve), della frenesia quotidiana (La vita com’è), della sfera dei sentimenti in varie sfaccettature con i pezzi Un uomo diverso, Sul fiume, Nulla, Ti sembra normale, Teresa, Verso un altro immenso cielo, Disordine d’aprile. Il nuovo tour partirà a febbraio da Pescara ed è già sold out, tanto che le prime date sono state raddoppiate.

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È nato tutto da un tentativo di sperimentazione.“Maximilian”, il nuovo disco di inediti di Max Gazzè, esce venerdì 30 ottobre per la Universal Music. È l’undicesimo album in studio del cantante che, progetto dopo progetto, ci abitua a novità, sperimentazioni e colori sempre differenti. “Il titolo del disco nasce da un processo particolare. Maximilian doveva essere uno pseudonimo per fare un disco di musica sperimentale. Ma mentre stavo lì con il sintetizzatore, è apparso lui, Maximilian – spiega il cantante – Era una vera e propria presenza che mi ha detto ‘Farai un disco e lo chiamerai come me’”.

L’immagine di quest’uomo “di un presente diverso”, in realtà, rappresenta una metafora per raccontare una delle sfaccettature dell’artista Max Gazzè che – dopo il progetto con Niccolò Fabi e Daniele Silvestri – ha voluto imprimere un approccio differente alla propria musica.

Facendo riferimento alla cover del disco, il cantante ha spiegato: “L’ambientazione è un futurista anche se sembro in un quadro di qualche decennio fa”. Altro segnale all’ascoltatore: “Il tempo non cambia ma tutto cambia nel tempo”.

Va detto: la sperimentazione elettronica che è stata alla base della nascita di questo disco, in realtà, non è così forte.Oltre a La vita com’è, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album (riscuotendo un grandissimo successo in radio e negli store digitali), alcuni brani che meritano di essere raccontati.

Primo fra tutti Mille volte ancora, il brano alla #1 della tracklist di “Maximilian”: “Si tratta della lettera di un padre al figlio. Il rapporto è più metafisico che terreno”, spiega Gazzè, “Bisogna non adagiarsi mai su una relazione affettiva del genere, ma ricominciare sempre, alimentare l’amore”.

E ancora, Un uomo diverso, brano che pone alcuni interrogativi significativi (“È giusto cambiare se stessi per piacere agli altri?”) e Sul fiume (“Ho scelto questa canzone perché aveva un sapore un po’ retro. Anche il linguaggio è molto semplice, con una tonalità molto bassa”, ha spiegato).

Se si parla di linguaggio, Gazzè si fa più serio. “Nei miei testi c’è sempre la tensione a suggerire temi seri, ma forse il territorio per renderli più accessibili è utilizzare ironia e sarcasmo. Si può essere seri anche senza essere seriosi”. E continua: “Quando scrivo con mio fratello (Francesco Gazzè, ndr) già vedo la musica, semmai modifico la musica che ho in mente. Il testo deve già essere musica”.

E su questo una polemica sulla scrittura di tanti cantautori di oggi: “Oggi noto una mancanza di consapevolezza di chi scrive: manca un’affinità tra testo e musica. Guccini e De Andrè, ad esempio, avevano una tecnica di scrittura ben precisa; ora è la fiera della rima baciata”.

Per questi motivi ogni volta che Gazzè si prepara con la sua band a suonare in un locale, il consiglio è sempre uno: “Suoniamo come se fossimo davanti a una platea di bambini”. E spiega: “Lo dico per la sensibilità dei bambini, che percepiscono (e non interpretano) la musica”.

Della recentissima esperienza con gli amici Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, Gazzè è entusiasta: “Ho finito il tour di “Sotto Casa” e dopo due giorni ero già a casa di Daniele a scrivere. Ma è stato tutto utile, anche se è passato troppo poco tempo per dire per quali aspetti in particolare”.

A margine della conferenza, anche la richiesta di un’opinione sul caso Marino a Roma. “Non ho una percezione reale di quello che sta accadendo, perché – da una decina di anni a questa parte – ho deciso di non approfondire più e di non guardare troppo i telegiornali”.

Tra pochi giorni inizierà poi un tour instore: “Ci sarà un set acustico con la band e canterò, in ognuno di questi appuntamenti, quattro brani del disco nuovo e un paio del mio repertorio”. Gli appuntamenti sono: Roma (30/10), Milano (2/11), Bologna (3/11), Bari (4/11), Napoli (5/11), Torino (11/11) e Firenze (12/11).

A febbraio, infine, partirà il vero e proprio tour, che ha già registrato un grande successo di vendite: “A livello di costruzione del live, stiamo già lavorando sui visual, sugli schermi, sulla scenografia. Voglio dedicare una particolare attenzione già da ora”.

Ecco gli appuntamenti dove poter ascoltare dal vivo Max Gazzè: Pescara (30/01, Palasport), Bologna (5-6/02, Estragon Club), Milano (9-10/02, Alcatraz), Venaria Reale – Torino (11/02, La Concordia), Roma (19-20/02 Atlantico Live), Firenze (25-26/02, Obihall), Riva del Garda – Trento (12/03, Palasport), Padova (25/03, PalaGeox) e Rimini (2/04, Velvet Club).

Se proprio non riuscite ad aspettare, il prossimo 7 novembre Max Gazzè canterà a Roma all’Outdoor Festival, in una delle tappe del Jack On Tour.

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Il cantautore: “Canto l’amore in varie forme, come quello fra un padre e la propria figlia. Io ne ho quattro e so cos’è l’incomunicabilità”

Ce lo immaginiamo come una specie di mago alchimista Max Gazzè, che mescola pozioni magiche, inventa, sperimenta nuove formule. Quando si chiude, da solo, nel suo studio di registrazione tutto è possibile. Perfino assistere alla nascita del suo alter ego… Maximilian. Ma chi è? «È una creatura che viene da un’altra dimensione, nata da una strana combinazione di suoni, arriva dallo spazio e presto prenderà il sopravvento su di me.. mi fa paura. È capace di arrivare con la sua spada e farmi a pezzettini, come Uma Thurman in Kill Bill!». A Gazzè piace giocare e nel nuovo album, in uscita domani per Universal Music, deve essersi divertito parecchio ad immaginare questo Maximilian che dà il titolo al disco, «un personaggio metafisico, antico e moderno, una delle tante componenti di me: cantante, bassista, strumentista, compositore e poi c’è lui. È arrivato Maximilian! È arrivato Maximilian! Altro che arrotino…». Ride Max, che fremeva per pubblicare questo album, composto da dieci brani freschi e orecchiabili, ironici e sperimentali: «l’ho fatto un po’ di corsa, ma sentivo che era il momento giusto».

Max, è sempre stato questo il titolo dell’album?
«Sì, anche se Maximilian all‘inizio doveva essere il nome di un progetto sperimentale molto più ampio. Ho una grande passione per le onde, le frequenze… Poi questa ricerca si è mescolata con le canzoni e alla fine ho dato il nome all’album. Ma questo è solo l’inizio… presto Maximilian si sgancerà da me, prenderà lui tutte le decisioni e comincerà a fare anche i dischi al posto mio».

Intanto tranquillizziamo subito gli animalisti: la pelliccia nella cover ovviamente è finta…
«Certo che è posticcia, non ne vedo una vera da vent’anni».

Il filo conduttore della maggior parte dei brani mi pare che sia l’amore.
«L’amore in varie forme. Per esempio il primo brano, Mille volte ancora, parla del rapporto tra un padre e una figlia, che cresce, diventa adolescente e comincia ad avere le sue esigenze. Quindi c’è un allontanamento, una distanza che genera sofferenza. È un brano che parla di incomunicabilità. Sono padre di quattro figli e ho dedicato molto tempo a loro, ma quando io non ci sono ne soffrono. È un modo per dire che io sono sempre lì».

«La vita com’è» ha anticipato l’uscita dell’album: un invito a prenderci tutti meno sul serio?
«Si, un invito a prendere la vita così com’è, ad avere un approccio più filosofico, a non-resistere».

Come nascono questi brani, da un lavoro in solitudine? O preferisci circondarti di collaboratori e magari di figli?
«No, di solito mi chiudo nel mio studio da solo. Poi i testi in genere è mio fratello Francesco a scriverli. Da lì nascono le canzoni. Ormai questi testi hanno acquisito una tale geometria che se devo cambiare una frase cambio anche la musica. Ci sono periodi in cui ovviamente noi due lavoriamo insieme. Altri in cui lavoriamo separatamente e poi assembliamo tutto, in modo sempre variopinto».

Spesso nei tuoi album ci sono brani molto «politici», stavolta come mai hai scelto di non affrontare temi più sociali?
«In questo momento non mi andava di mescolare la politica con la musica. Continuo ad vere le mie idee, ma non ho più l’entusiasmo che avevo 10-20 anni fa. C’è un brano però, In breve, che parla del livello di indifferenza dell’opinione pubblica, di come un suicidio venga spesso relegato in un trafiletto».

E poi c’è l’ultimo brano, «Verso un immenso cielo», in cui ti sei sbizzarrito…
«È un pezzo di cui vado molto fiero, dentro ci sono tanti riferimenti e si passa dal valzer ad una esplosione di 80 elementi».

Sono trascorsi giusto venti anni dal tuo primo album, «Contro un’onda del mare», ci sono stati momenti difficili?
«I momenti difficili ci sono stati e sono stati necessari per apprezzare quelli belli. Montagne e vallate…Ma ho sempre cercato di essere sincero, onesto».

Il tour e il disco con Silvestri e Fabi: come è andata?
«È stato un’esperienza bellissima, e poi per la prima volta siamo riusciti a far collaborare Sony e Universal. È un momento complicato per l’industria discografica e collaborazioni come questa possono aiutare a risolvere problemi seri come quello dei licenziamenti».

Infine il cinema, dopo «Coast to coast» con Papaleo ti vedremo ancora sul grande schermo?
«Sto girando un film di Simona Izzo, Gli scoppiati. Farò la parte di un padre musicista, che mi somiglia molto in effetti. E sarà mia anche la colonna sonora».

http://www.unita.tv

Il cantautore romano presenta a Tgcom24 il nuovo disco, che uscirà il 30 ottobre

13:15 – Non si ferma un attimo Max Gazzè. Il 30 ottobre – a pochi mesi dall’ultima tappa del tour con Daniele Silvestri e Niccolò Fabi – arriva infatti il nuovo disco “Maximilian“, uno strano personaggio venuto da un’altra frequenza. “Doveva essere uno pseudonimo con cui fare un album di musica sperimentale, che poi non ho fatto – racconta a Tgcom24– Ma lui mi ha ordinato di dargli comunque il suo nome, per presentarlo”.

 

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Un viaggio siderale che parte dall’amore “metafisico tra un padre e un figlio” di Mille volte ancora e che si chiude con il volo dell’anima di Verso un altro immenso cielo. Nel mezzo tutto lo spettro di sentimenti umani, dal rapporto di coppia all’indifferenza verso gli altri, a cui Gazzè si avvicina con la consueta ironia.

In Teresa il litigio di una coppia diventa lo spunto per “parlare degli ostacoli della convivenza, tanto che a uno viene voglia di tornarsene dai genitori”; mentre In breveracconta di come il dramma di un suicidio venga riassunto in un breve trafiletto sul giornale. Atmosfere retrò dai toni “azzurro pastello” colorano invece Sul Fiume, dedicato ad una donna chiusa nel suo dolore ed indifferente al mondo esterno.

In Disordine d’aprile in cantautore si diverte a giocare con la metrica perché “vedo già la musica nel testo scritto. Il suono delle parole è importantissimo”. Ed è questo anche il segreto del successo del primo estratto La vita com’è “la cantano anche i bambini, è una filastrocca. La memorizzano perché la percepiscono senza passare attraverso l’interpretazione. Mi piace, per me è questo il fine della musica”.

E Maximilian fa capolino anche in chiusura del disco, in Verso un altro immenso cielo “un brano a cui tengo molto, è stato il più impegnativo di tutto il disco. Ci sono già degli elementi che introducono quello che sarà il lavoro nei prossimi anni, anzi magari tra sei mesi uscirà un disco di Maximilian…”

LE DATE DEL TOUR

Pescara (30 gennaio)
Bologna (5 e 6 febbraio)
Milano (9 e 10 febbraio)
Torino (11 febbraio)
Roma (19 e 20 febbraio)
Firenze (25 e 26 febbraio)
Riva del Garda (12 marzo)
Padova (25 marzo)
Rimini (2 aprile)

http://www.tgcom24.mediaset.it/

Di @AriRiot

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Contro l’agghiacciante ‘sagra delle rime’ delle canzoni di oggi arriva “Maximilian

Questa volta mi permetto una piccola digressione. Mi è sempre piaciuto molto un aspetto di Max Gazzè (che il 30 ottobre pubblicherà il suo nuovo disco“Maximilian”): al di là del lato prettamente musicale, Max ha sempre dedicato grande cura ai testi delle sue canzoni, che sono una vera e propria goduria lessicale.

I testi sono spesso quasi delle filastrocche, e racchiudono una vera e propria musicalità intrinseca. Lo ha specificato lui stesso, nel corso dell'(oceanica) conferenza stampa che si è svolta nella sede milanese della sua casa discografica:suono delle parole. Quello che trovo raccapricciante è il modo in cui vengono messe delle parole in alcune canzoni: se le parole non hanno un loro suono diventano stridenti. C’è la sagra delle rime baciate, delle rime alternate: quello che sento è la mancanza di consapevolezza di come si deve si deve trattare un testo. La canzone è fatta di testo e musica, bisogna trovare il giusto equilibrio tra le due cose. Il testo dev’essere già musica

Alcuni testi di questo disco sono stati scritti insieme a suo fratello Francesco:

“Nei testi scritti in questi anni c’è sempre l’attenzione a suggerire degli argomenti seri, però per renderli più accessibili bisogna usare quel minimo di ironia, e anche di sarcasmo. Si può essere seri senza essere seriosi, si può fare dell’ironia senza essere dei cialtroni o dei pagliacci. Quando scrivo con mio fratello non tocco nulla di quello che lui fa. Io già vedo la musica in quello che lui scrive, piuttosto adatto la musica”

Quanti artisti dovrebbero imparare da lui, chiusa parentesi.

Ma torniamo alla musica. “Maximilian”, dieci tracce di suggestioni a occhi chiusi. Che si apre con “Mille volte ancora”, la lettera di un padre a un figlio:

“L’amore è qualcosa di unico che viene poi culturalmente trasferito in vari elementi. L’amore per un figlio va coltivato, alimentato e ricostruito ogni volta. Ci sono delle incrinature, delle incomprensioni, ci sono tentativi di distruggere il rapporto, è la natura stessa che fa questo. Bisogna poi essere bravi a ricostruire, a ricercare. L’importante è non adagiarsi su un rapporto, ma vedere questo rapporto ogni giorno diverso”

In questo disco vengono raccontati molti tipi di rapporti:

“Di rapporti, di esasperazioni, di condizioni nei rapporti, detti in chiave ironica e a volte esasperata – come ad esempio in ‘Teresa’ -. In questi tempi è molto più facile separarsi che stare insieme e ricostruire ogni giorno”

Ma chi è “Maximilian”?

“In Maximilian vedo me stesso: è difficile descrivermi, non saprei come farlo se fossi solo al mondo. Ci vuole qualcun altro che lo fa, avrei bisogno di uno specchio. Io sono un musicista, sono uno sperimentatore, al di là delle canzoni mi piace sperimentare con i suoni, sono un compositore e anche un cantante. Maximilian è una parte di me che si è staccata e rappresenta quella cosa lì”

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«Quando un progetto è lì che chiama, non si può lasciarlo raffreddare. Io a Maximilian ho pensato quest’inverno, reduce del trio con Niccolò Fabi e Daniele Silvestri. Avevo due strade davanti: passare l’estate in studio e chiuderlo oppure abbandonarlo. Ho scelto la prima».
Il nuovo impegno di Max Gazzè da solo è un disco (in uscita il 30 ottobre) e un tour (dal 30 gennaio) di musica sperimentale («Mi diletto da svariati decenni a utilizzare sintetizatori e software che modificano le onde») che contiene (soprattutto) una lettera di un padre al figlio intitolata Mille volte ancora.

Lei ne ha quattro.

«A Samuel, 17 anni, volevo dire che anche se non ci sto sempre, voglio prendermi cura di lui come quando ne aveva 4, e non deve più vivere la mia lontanza come un abbandono. Bianca, 15, è il mio orgoglio: campionessa italiana di salto a ostacolo. Emily, 10, va a scuola. E poi c’è la piccola Silvia, nata due anni fa dalla relazione con una ragazza con cui sono stato insieme un anno».

E non era Asia Argento, se no ce ne saremmo accorti.

«No, appunto: vive a Trento, siamo rimasti in ottimi rapporti, cerco di vederle il più possibile».

L’amore come va? In un’altra canzone dice che «porta guai, si perde quasi sempre».

«Una relazione, quando c’è, porta con sé la responsabilità di coltivarla. Io non sono più in grado di avere un rapporto. Ormai penso di non potere più convivere con nessuno».

Fonte: vanityfair.it