di Francesco Gazzè e Massimiliano Gazzè

Essere infido
della notte,
il più antico seme
di donna creata,
la prima che fu ripudiata…
sono il grido
che viene
alle civette.

Di bocca
fessura corrotta
e labbra nere
come pece,
ho i denti
filiere
di luce
e gli occhi due lenti
di vuoto.

Non volli, perfido Giove,
il tuo viscido
Adamo
giacendogli sotto:
(L’amore di Lilith)
il mio cuore,
capisci,
è più libero, estremo,
supremo,
perfetto!
(L’amore di Lilith)

Signora devota
dell’aria,
una remota
cattiva ribelle
madre di certa
lussuria,
in cerca
di maschi nelle culle.

Ho amato creature viziose,
demoni astrali
in acque chiuse,
e i miei sono figli
con le ali,
vampiri crudeli
e maligni!

Ammiralo attento
il mio nudo
dipinto:
il seno di perla è sodo
e intorno alle gambe
un grande
serpente si crea,
la coda
che serve da fallo
nel caso una dea
mi richieda
di farlo.

Eva, tu fragile amante
l’avrai capito solo dopo
che fosti la prima di tante…
di tante.

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