di Francesco Gazzè, Massimiliano Gazzè

Evade il buio arcigno
come una bolla d’aria,
verde perfetto svaria
in comignoli,
dov’è pieno di pioggia
qualche abbaglio asciutto,
e un tuono
di carta ondeggia.

Il cielo rivela filamenti
di nubi strette
e le braci violette
fosforescenti
del sole
già nato
fanno il lago lento
e sottile
un laminato
d’argento.

Evapora immerso
di nebbia
come lenzuoli,
e in mezzo
alle labbra
due fili d’erba
lei tira sassi
ricurva sui buchi
nell’acqua riflessi:
ci specchia i suoi pochi
vent’anni di età.
Ma dietro il cappello
di paglia
lui calmo ritaglia
un po’ d’ombra
e si vanta ad un palmo
da lei per quello
che appare da tanta
bellezza
ed immonda!

Perché la ragazza
ha tradito, lasciando
in lui prati di niente
e un fuoco distante
a incendiarlo…

Pulsa l’aorta
nel collo

della ragazza nuda…
lo stallo
una volta voluto
è carne che grida:
“Aiuto!”

Si attacca
alla panchina,
un vento di latta
la frusta sulla schiena
e aspetta
la grandine
come un ceffone…
farfuglia strambi
cadaveri di parole.

Fasci di gelo
inchiodano
gli alberi allo sfondo
e quest’ingombro
di nuvole in nero
sfoga rovesci
come minacce.

Il calo verticale
l’attraversa
appieno,
e com’è diversa la vita reale…
i nubifragi
son miti e fragili
stalattiti di cielo!

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