Al telefono con Max (Gazzè) sabato 12 luglio 2008 · Archiviato nella categoria musica di Ilaria Pastoressa Digito un numero di telefono cellulare… tuuuu….tuuuu In pochi secondi sono in contatto col manager di Max (che ha appena finito di fare il sound check), dopo alcune battute mi passa l’artista…. Eccoci, risponde….

M: pronto?

Y: pronto ciao Max!

M: eccoci, pronto!

Y: ciao, sono ilaria parlo per conto del Portale Giovani di Reggio Emilia.. ok sei pronto per alcune domande?

M: sì sì certo dimmi pure! Y: bene, innanzi tutto ci sapresti dire quand’è nata la tua passione per la musica?

M: quand’è nata? Eh eh… è nata nel momento esatto in cui è nata (scherzando)! No, in realtà non è che c’è stato un momento preciso, non possiamo identificare una misura, un calcolo e un periodo in cui è nata… è una condizione che ho scoperto nel corso della mia crescita.. non è che c’è stato un motivo portante.. come dire, è difficile identificare una qualche cosa, è stata una tendenza, una condizione che ho riconosciuto anche nel corso della mia crescita fisica. Da bambino ho cominciato ad avere delle interazioni con questa forma d’arte con questa espressione molto naturale..Quindi non è possibile dire il giorno e l’ora esatta in cui è nata…

Y: si giustamente, più precisamente quando hai iniziato? Da molto giovante so…

M: ho iniziato da molto giovane si, ho cominciato a suonare il pianoforte a 8 anni..questo è stato più o meno l’inizio… poi ho preso in mano altri vari strumenti finché poi non ho preso il basso.. ho suonato strumenti a corda, la balalaica.. e il basso elettrico ho cominciato a suonarlo da 11 anni più o meno..

Y: ho capito.. e quali sono le emozioni che vuoi esprimere con le tue canzoni? Quali sono più che altro le tematiche che ti piace affrontare nei tuoi testi?

M: mah, io non riesco mai a generalizzare.. è come se un’emozione potesse essere quantificabile o descritta attraverso una canzone… le emozioni sono soggettive, io posso dire quanto sia buono il profumo di un fiore, ma non posso descriverti il profumo.. posso invitarti a sentire il profumo da te. E quindi quel profumo può dare a ognuno un’emozione diversa, o interpreta quella cosa lì in maniera diversa in base alle proprie esperienze e in base alle proprie condizioni. E’ un linguaggio la musica e se tu, attraverso questo linguaggio riesci a percepire una certa cosa, attraverso quello stato scrivi una musica e se nella musica si recepisce quella stessa condizione che ha inspirato la realizzazione di quella tale musica, significa che si è compiuto un processo comunicativo in un qualche modo… cioè io non posso creare una forma d’arte se non sono io stesso “una forma d’arte” in quel momento e riascoltando la forma d’arte si diventa a prescindere una forma d’arte, perché si rientra in quella condizione, si crea una sintonia, la stessa che ha permesso la realizzazione della musica.

Y: Secondo te oggi, il panorama musicale è diverso rispetto a quando iniziasti a comporre?

M: ma certo che è diverso, sarebbe drammatico se fosse lo stesso, anche perché se il mondo va avanti, ogni tentativo di rimanere fermi anche mentalmente, significa tornare indietro.. Senz’altro è diverso, le cose cambiano a prescindere dal tempo che scorre, quello che per me determina il tempo che cambia è proprio il cambiamento delle cose.. per cui di fatto, se dovessimo andare ad analizzare dei concetti e dei calcoli di misura del tempo, non è il tempo che cambia ma sono le cose che cambiano nel tempo.. e naturalmente ogni cambiamento determina il normale fluire delle cose e senz’altro il panorama musicale e in base a come la gente poi vive le esperienze, come cresce, che cosa mangia, che cosa ascolta, che cosa sente dire.. cambiano proprio le percezioni stesse delle forme d’arte.

Y: questo cambiamento più che altro, lo hai avvertito in modo positivo o negativo?

M: mah, è sempre una cosa che comprende entrambi i lati: non si potrebbe apprezzare qualcosa di positivo, se non lo si paragona a qualcosa di negativo. Di fatto ogni negativo e positivo sono interdipendenti, sono due estremità opposte dello stesso diametro.. nel momento in cui tu vai a fare un cambiamento è naturale e implicito nel cambiamento positivo, anche il suo aspetto negativo. E’ un modo come un altro. Quindi dovendo vedere la cosa in maniera più completa, possiamo dire che se qualcuno identifica un qualche cosa di negativo, potrebbe essere questa cosa negativa, l’apice di un momento positivo invece.. può trasformarsi. È solamente attraverso una cosa negativa il poter nascere di una cosa positiva.. come dire, anche la “merda” contribuisce al profumo del fiore..

Y: eh eh, bella metafora.. cos’è che secondo te al giorno d’oggi, mette in crisi il mercato della musica?

M: ci sono tanti fattori, posso identificarne alcuni, ma non sono quelli assoluti.. potrebbe esserci l’eccessiva produzione di cose, la distrazione che si ha dalle forme più naturali di percezione della realtà.. l’essere umano è più dedicato a considerare la realtà compresa in tutto quello che sono i fattori esterni.. tutte le identificazioni sono sempre esterne all’essere umano, invece la condizione artistica è un ordine, è un qualcosa che viene dall’interno dell’essere umano. Di fatto ci sono tantissime cose che hanno minato questo stato percettivo dell’arte e sia per me, l’avvento del digitale, il fatto che non si possa convertire in numeri, qualcosa che viaggia in frequenze elettromagnetiche.. l’anima e lo stato emotivo delle cose è ancora analogico, mentre il tentativo di calcolarlo e di inquadrarlo in uno schema di numeri, il digitale per me ha contribuito molto alla rovina della percezione naturale della musica.

Y: hai già in mente una scaletta da dirci in anteprima per il concerto che terrai a Reggio Emilia il 10 luglio?

M: mah, solitamente mi piace improvvisarla, deciderla sul momento.. sicuramente farò dei pezzi dell’ultimo album “dall’aratro alla radio” e ovviamente anche quelli più conosciuti…

Y: perfetto, grazie max per avermi dedicato il tuo tempo, in bocca al lupo per i vari concerti..

M: grazie mille a te