Quattro chiacchiere informali: intervista a Max Gazzè

Certo che eravamo davvero buffi anni fa a vestire i panni di insoliti e stralunati fans di quello che tutt’ora consideriamo uno degli autori più poliedrici e atipici del nuovo pop italiano. Con Ada, ci guardiamo negli occhi e continuiamo a ridere nel ricostruire quegli improbabili episodi (in fase nemmeno poi tanto adolescenziale) di concerti passati a ballare e saltare sotto il palco come invasati, di treni ed aerei presi al volo dopo l’esame appena verbalizzato in facoltà per andare a vederlo in concerto a Roma e conoscere di persona quell’artista eclettico e autoironico che sapeva rendere note e parole, cristalli e simboli di un nostro fervido sentire. È’ grazie a Max Gazzè che è nata la nostra grande amicizia e spesso ci ritroviamo ancora su quei sentieri battuti a fare somme e sottrazioni di come si sia evoluta la nostra vita d’allora sino ad oggi.
In occasione del suo concerto al Teatro Politeama a Lecce con Paola Turci e Marina Rei, impegnati insieme in questa tournee dal titolo Di Comune Accordo che li porta in giro per la penisola in una proposta semi-acustica dei brani più celebri dei rispettivi repertori, approfittiamo per un’altra ennesima, aliena e sgangheratissima chiacchierata con Max a fine concerto sotto un’insolita e freddissima serata innevata salentina. Proviamo a trasformare questa chiacchierata in un altrettanto improbabile intervista/non-intervista (quando si trova a parlare con Max, gli spunti di discussione sono davvero infiniti ed è facilissimo partire da Sanremo per arrivare a parlare di relatività e variazioni climatiche) tra musica, filosofia, fisica e metafisica.
Max, ti abbiamo visto impegnato in questa tournée con Paola Turci e Marina Rei, e stasera abbiamo avuto occasione di vederti a teatro…
Si, a proposito, che ve n’è sembrato?
(Ridiamo) Una bella situazione, ma forse abbiamo un po’ di nostalgia di vederti in un contesto più personale come in passato…
Con Paola e Marina sono legato innanzitutto da una forte amicizia, ma questa tournée poi rispecchia molto la mia esigenza di vivere da musicista e di suonare anche in contesti diversi dal mio. Spesso infatti sono impegnato in tournée in Germania ed in Francia collaborando con vari artisti, tra cui proprio in Francia col cantautore Stephan Eicher, con cui ho già lavorato in passato e con cui collaboro ancora in un suo personale progetto. Mi piace molto l’idea di avvicinarmi a stili e linguaggi diversi dal mio, questo proprio per non rischiare di restare intrappolato in un solo modo di scrivere e di arrangiare.
Che dici a proposito dei tuoi progetti personali?
Beh in questo periodo sto terminando il provino del brano che presenterò al prossimo festival di Sanremo…
Un ritorno sul palco dell’Ariston quindi… come mai una decisione tanto ardua?
(Ridiamo)Pippo Baudo già mi aveva riproposto una nuova partecipazione al festival con una mia canzone, proposta che negli anni scorsi io avevo rifiutato. E’ vero che Sanremo è uno dei canali principali per restare sulla cresta dell’onda, ma a volte paradossalmente il problema principale del restare sulla cresta dell’onda è proprio il voler esserci… è innegabile che sotto la cresta debba esserci per forza dell’altro (ridiamo). Quest’anno ho tirato fuori un brano verso cui si è dimostrato entusiasta e sensibile ed ho accettato di partecipare alle selezioni. Tra l’altro sarà un brano poco “radiofonico”, anzi tra i brani che avevo pronti ne ho scelto sicuramente uno più atipico.
Negli anni della tua partecipazione a Sanremo (1999 con Una Musica può Fare e 2000 con Il Timido Ubriaco) però la differenza stava in un cast davvero particolare ed un’ottima direzione artistica. In quelle edizioni ti vedevamo gareggiare con artisti del calibro di Carmen Consoli, Samuele Bersani, Subsonica, Quintorigo, Tiromancino, in un contesto davvero atipico e diverso dal Sanremo a cui siamo abituati. Cosa ha in mente Pippo Baudo quest’anno?
(Ride) Io credo che quest’anno ci siano i presupposti per creare esattamente quel tipo di situazione. Ho notato in Pippo, tolta la maschera di grande personaggio della televisione e l’immagine che oramai porta cucita addosso, una grande sensibilità artistica ed una grande voglia di rinnovare il festival portando sul palco, lo stato dell’arte della musica italiana… diciamo che c’è sempre stata tra noi due una sorta di alchimia, ed abbiamo sempre collaborato artisticamente anche negli anni in cui non partecipavo al festival.
Quando il prossimo album allora?
In questo periodo sto lavorando al mio nuovo disco che uscirà il prossimo anno. Avevo pronte davvero tante canzoni ed è giunto il momento di metterle insieme per un nuovo disco. Probabilmente saranno due gli album in progetto e l’idea è quella di farli uscire a distanza di un anno l’uno dall’altro. Sono molto entusiasta di queste nuove canzoni, secondo me uscirà fuori un buon disco e, per certi aspetti, potrei considerarlo un ritorno al passato, un po’ a quelle sonorità ed intenti tra Contro un’onda del Mare e La Favola di Adamo ed Eva.
Contro un’onda del mare e La favola di Adamo ed Eva erano davvero dischi straordinari… forse i tuoi dischi più new wave. Una notizia del genere è uno scoop!
Si, Contro un’onda del mare forse risentiva di più di influenze new wave, progressive ecc… era comunque un disco diretto e urgente. Ricordo i provini di incisione di quel disco, in pochissime notti nello studio Fonoprint di Bologna, avevo pure un raffreddore pazzesco… è un disco che sento forse come il più intimo e personale…
Forse con l’ultimo disco (ndr. Un Giorno – 2001) ti sei allontanato un po’ da quelle sonorità…
In realtà Un giorno è più una collaborazione con i Peng, quindi in molti episodi c’è sicuramente un suono diverso molto più vicino a loro che a me. Infatti inizialmente doveva nascere come una collaborazione Max Gazzè ed i Peng. In quest’ultimo album credo di raggiungere il tipo di situazioni dei primi dischi, ed anche come tematiche sarà molto vicino a La Favola di Adamo ed Eva. L’uomo è abituato a soffrire delle costruzioni che lui stesso crea e agisce e analizza la realtà in base alle sole informazioni che conosce, abituato ormai a pensare che tutto ciò che è fuori dalla sua conoscenza e portata, non esista. La nostra stessa percezione della realtà dipende da quello che arriva a noi dall’esterno: in televisione parlano della guerra in Iraq, così noi avremo un’idea della realtà e del mondo, strettamente dipendente da quel che vogliono farci credere, a volte estremamente distorta.
Un po’ il vizio di non guardare al di là del nostro naso? La formula per uscirne quale potrebbe essere?
Forse la formula sarebbe semplicemente pensare, che essere sintonizzati su una sola frequenza non escluda l’esistenza di tutte le altre e forse arrendersi di fronte al fatto che molte convenzioni e regole che ci siamo creati non hanno fatto altro che sostituire una nostra “tecnologia interna” con una tecnologia esterna che ci allontanati dal capire tantissime cose, che per esempio antiche e rigogliose civiltà come gli Egizi o i Sumeri avevano intuito profondamente. Da questo punto di vista, il progresso non ci ha aiutato.
A proposito di tematiche e di testi… tuo fratello Francesco?
Sta bene, l’ho visto proprio due settimane fa… (ridiamo)
Volevamo dire, collaborerai ancora con lui per i testi?
Per molti testi del prossimo album ho lavorato su scritti di mio fratello, modificandoli ed adattandoli opportunamente alla forma-canzone, oltre a lui sto lavorando anche con altre persone, ma sicuramente continueremo a collaborare.

La neve, continua a scendere giù copiosamente fuori dall’albergo dove pernotteranno e dove sospesa nel tempo continua la nostra informale conversazione con Max. Lo stupore di vedere tanta neve dalle nostre parti è pari almeno in intensità a quello di riuscire a conversare ancora così liberamente e informalmente con lui, l’artista che per anni inseguivamo in lungo e in largo per concerti in tutta Italia. E che naturalmente continueremo a seguire…
Grazie a Ada, Stefano e Max….