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Max Gazze’, punto e a capo

intervista di Gianluca Farina – 28/03/2006

Non è mai cosa banale ed è anche piuttosto piacevole, per la qualità dell’uomo, delle sue parole, del suo lavoro, scambiare otto chiacchere con Max Gazzè. Lo facciamo alla vigilia dell’uscita dell’album Raduni 1995/2005, raccolta che permette al cantautore e compositore romano di guardarsi indietro, raccogliere note, parole e pensieri, radunarle e restituirle con il senno di oggi. Lavoro utile per raccontare un’avventura musicale decennale e poi – perché chi si ferma è perduto o magari annoia – segnare un punto e a capo dal quale ripartire. Con la voglia, anche il bisogno, di attraversare nuove frontiere artistiche.

E lo facciamo anche nell’imminenza della kermesse Stazioni Lunari, esempio tra gli altri del Gazzè che è e potra essere. Progetto attraverso il quale Max, insieme ad altri cantanti, impreziosirà la seconda delle tre giornate di Imola in Musica, evento di arte, musica e cultura (di cui parliamo dettagliatamente in altra sede) che dal 3 al 5 giugno animerà per la decima volta le strade della cittadina emiliana. E proprio il progetto Stazioni Lunari, la voglia di saperne di più, ci offre il la alla conversazione.

“Innanzitutto tengo a sottolineare la bontà della rassegna Imola in musica. E’ un evento particolarmente interessante, incentrato sull’unione tra musica e cultura. Interessanti del resto sono anche i luoghi dove si svolgono i concerti e si snoda l’intera manifestazione. Veniamo a Stazioni Lunari. E’ un progetto che nasce da un’idea di Francesco Magnelli (già membro fondatore di CSI e PGR, ndr), un concerto che prende spunto dalle fasi lunari, un’idea sperimentata già a Firenze, con i Tuxedomoon, e a Cagliari, protagonisti artisti della musica tradizionale sarda”

“L’idea è quella di condividere un palco e interagire. Sabato, insieme, saremo io, Paola Turci, Beppe Servillo, Mario Venuti e Ginevra di Marco (padrona di casa dello spettacolo, ndr). Un esempio: mentre Paola Turci canta io suonerò il basso, oppure, mentre io canto Paola mi accompagna con la chitarra… e così via. In Stazioni Lunari c’è una forte dose di improvvisazione, di dinamismo, traendo certo spunto da quelle che sono le strutture e gli accordi dei brani. E questa creatività stimola sia noi che siamo sul palco, sia il pubblico che vive un concerto diverso da quello che si è solitamente abituati a vedere.”

La performance di Stazioni Lunari consta di canzoni proprie o brani che hanno avuto un ruolo particolare nella propria carriera musicale. Ora, non so se tu proporrai anche brani presi in prestito, ma prendo spunto dalla cosa per chiederti quali sono le canzoni che porti in tasca nella tua avventura musicale.

“Non ho mai subito nessuna forma di fanatismo verso le canzoni. Ci sono delle canzoni che ritengo belle e che mi accompagnano. Ancora oggi mi piacciono i brani che mi comunicano qualche cosa, quelli che hanno senso. A prescindere dal genere, può piacermi un brano rap come una canzone di Francesco Guccini. E non lo dico per quieto vivere. Considero la musica ad amplissimo spettro, del resto la mia vita di musicista è molto varia, anche per quel che riguarda le influenze. Allo stesso tempo suonavo il basso, ascoltavo i Wheater Report, sentivo Miles Davis e mi esibivo con un gruppo punk. E tuttora i miei gusti non sono diversi da allora: vivo ancora della mistura dei generi. Magari inframezzo l’ascolto di musica sinfonica con i dischi degli Hills o degli Sparklehorses.”

Provo ad allargare il cerchio, per arrivare al tuo prossimo lavoro, ormai alle porte. 30 brani, di cui 4 inediti: Raduni 1995/2005 è  l’occasione buona per raccontare dieci anni di attività.

“Con questa raccolta credo di tracciare una linea, meglio un punto e a capo, in modo da rivedere le cose che ho affrontato sinora: nei modi, negli arrangiamenti, nelle espressioni. Ho scelto personalmente le canzoni, a prescindere da quelle che hanno riscontrato grande successo. E’ una raccolta, mi piace chiamarla così, in cui ho infilato le canzoni che rappresentano un percorso, anche emotivo e comunicativo. Presento anche quattro brani inediti, che ho voluto inserire per completare il racconto degli stili che ho attraversato in questi anni. Di qui in poi, però, ho voglia di pensare alle cose in maniera diversa. Vorrei anche dare vita a progetti che vanno aldilà della canzone, cosa che del resto sto già facendo in Francia, in Germania, ma anche in Italia, e penso soprattutto a Stazioni Lunari. Che poi questa nuova ricerca possa richiedere uno, due, oppure tre anni non è importante. Ho voglia di fare cose che hanno senso e, dunque, non ho fretta.”

Max, cosa si sente quando ci si esprime attraverso la musica propria di altre culture. Cosa si prova quando si suona musica balcanica, piuttosto che musica rom o africana, con artisti di quella parte del mondo.

“Sono cresciuto circondato sempre da contesti nusicali molto diversi. Suonavo punk in giro per l’Europa con un gruppo persiano e poi la sera andavo nei locali che ospitavano musica jazz a fare jam session. Insomma, ho sempre vissuto la musica in tutti i suoi aspetti. In Stazion Lunari per esempio eseguirò dei brani in lingua bretone, insieme a Ginevra Di Marco, ma anche brani greci, rom o slavi. Ritengo importante confrontarsi con altri musicisti, confrontarsi negli stili e mischiare le culture. E’ attraverso la mistura delle culture e dei contesti che si possono creare nuove strade.”

La poesia, altro tuo grande amore. Non ti chiedo di Mallarmè, poeta assai citato in alcune tue canzoni, piuttosto mi piacerebbe usare questa pagina per consegnare ai lettori almeno un nome di un autore contemporaneo, di un poeta che attraversa il tuo cammino odierno.

“Gli autori, i poeti che mi piacciono sono tantissimi, almeno quante sono le difficoltà da superare perchè possano emergere. Oggi è difficilissimo pubblicare poesie. Vado speso sul sito di mio fratello, Francesco Gazzè (www.francescogazze.it), dove trovo cose bellissime, straordinarie. Sono appassionato delle poesie di Mallarmè, di quelle di Montale, delle poesie di Zanzotto. Se vuoi un nome, faccio quello di Vincenzo Crapio. Di base chi ama la poesia deve coltivare la cultura della curiosità: come i pittori vanno alla ricerca dei quadri di altri pittori, gli amanti della poesia si immergono nel mondo della poesia, scoprendo così cose bellissime. E questo vale anche per la musica.”

Tu ami il basso e io ti chiedo: cosa regala questo strumento che altri strumenti non possono regalare?

Il basso può sembrare uno strumento facile perchè si può dire che appoggi solo le note. In realtà è uno strumento sine qua non, uno strumento difficile da suonare, che deve badare sia all’aspetto ritmico che all’aspetto melodico e che suona la nota fondamentale dell’accordo. Mi piace suonare il basso e mi piace considerarlo anche come strumento solista…un amplificatore e via. Forse all’interno di una band il basso è lo strumento più versatile che c’è. Lo pui suonare dub, reggae – nelle canzoni di Bob Marley ci sono delle lineee di basso straordinarie – oppure lo puoi suonare bello pesante e acuto, come fanno gli Stranglers.”

Tra le altre cose, la nostra redazione si occupa anche di film; ecco, qual è il tuo rapporto con il cinema?

C’è stato un periodo in cui ho frequentato molto l’ambiente del cinema. Frequentavo Pasquale Pozzessere, l’aiuto regista di Citto Maselli, mi piace come lavora Carlo Mazzacurati, mi piacciono le pellicole di Wim Wenders. Ultimamente però mi sono disinteressato al cinema, lo vivo da spettatore, in modo insomma passivo. Del resto, da quando ho una famiglia ho meno tempo per andare a vedere un film. Di solito ci vado quando sono in tournèe, nei day off.”

Ti faccio un’ultima domanda, sperando che non risulti troppo marzulliana (che per queste robe basta e avanza il nostro): Una musica può fare, cosa può fare la musica?

“La musica è un mezzo per dare slancio a nuove idee, per creare nuovi percorsi. Ben vengano le cose che vengono portate avanti con entusiasmo e che abbiano un senso. E’ importante inoltre che non venga vissuta in modo scontato e che gli si dia il peso che merita. Bisogna coltivarla, procedendo a piccoli passi. Di questi tempi decadenti risulta difficile abbinare produzione e qualità. Ma per quest’ultimo obiettivo, vale la pena di impegnarsi doppiamente.”