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Max riparte da Teresa, il quarto singolo in rotazione tratto dal cd “Maximilian”.

Quello di “Teresa” è diventato uno dei  fili conduttori della sua poetica. Il difficile rapporto uomo-donna, l’eterno dilemma circa il vivere insieme o il lasciarsi per preservare “il rimasuglio di un’intesa”.

E poi recriminazioni, attacchi, vendette incrociate, rappresaglie continue, discussioni e liti, fino alla decisione finale di rimanere a casa con i suoi, dove si mangia bene, ha tutto il divano per sè, e dopo cena pure Sky .

Sempre dolce amaro Max. Graffiante e nel suo umorismo che non è mai solo ironia.

Il video poi, per la regia di Fabrizio Conte, (lo trovate qui), una divertente commistione di misoginia e sudditanza psicologica.

Max ripartirà per un tour mondiale che toccherà Asia e Americhe. Buon viaggio Max e buon divertimento a tutti quelli che riusciranno ad ascoltarti.

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Se fossi vera saprei tutto di te
Ma ogni tuo freno mi solleva un perché
Indovina che faremo stasera
Dopo cena al lume di una candela nera
Ti vedo tesa quando esci con me
Farai l’offesa ma dipende da te
Ti abbassassi a dire quella parola
Occhi bassi e quasi nulla ti sfiora fiera
Dimmi a questo punto quanto conto io per te
Ti sembra normale
Che resti sveglio a corteggiarti per ore
E tu non provi affatto a considerare
Che sarei degno di uno sguardo
Un contatto distratto
Mi sento inadatto e banale
Accanto a chi è sempre così razionale
Non mi darò per vinto ci puoi giurare
L’ultimo azzardo me lo voglio giocare
Puntando all’istinto animale ch’è in te
Se fosse vero che una donna non sa
Cos’è un pensiero senza complicità
Proprio tu dovevi fare eccezione
Sei la quintessenza dell’avversione, pare
Ma sotto questa tua corazza lo so
C’è una ragazza che sta lì in bilico
Sopra il solito ancestrale timore
Che hanno tutti di lasciarsi soltanto andare
Dimmi a questo punto che son l’unico per te
Ti sembra normale
Che resti sveglio a corteggiarti per ore
E tu non provi affatto a considerare
Che sarei degno di uno sguardo
Un contatto distratto
Mi sento inadatto e banale
Accanto a chi è sempre così cerebrale
Non mi darò per vinto ci puoi giurare
L’ultimo azzardo me lo voglio giocare
Puntando all’istinto animale ch’è in te
Adesso vado, ma sento che mi dici
Aspetta un po’ ancora un attimo
Dove lo trovo io un altro sensibile come te
Ti sembra normale
Che in due secondi prendi e cambi parere
Che non ci provi affatto a considerare
Se sono degno di uno sguardo
Un contatto distratto mi sento inadatto
Ti sembra normale
Che resti sveglio a corteggiarti per ore
Se vado matto per l’amore casuale
E non disdegno anche uno sguardo
Un contatto distratto
Mi sento inadatto e banale
Accanto a chi è sempre così razionale
Non mi darò per vinto ci puoi giurare
L’ultimo azzardo me lo voglio giocare
Rischiando l’istinto animale
Ci vieni ancora dopo cena da me?

 

Teresa, per favore,

se io fossi al tuo posto

farei meglio a preservare

questo nostro rimasuglio

di un’intesa, Teresa.

E’ giusto che ora ti levi di dosso

tutta la vita mia,

come facevi (ma troppo spesso)

con la biancheria.

Teresa, ho già deciso:

ti mollo con preavviso,

che lo sbaglio tuo

di amarmi col guinzaglio

è stato idillio di un illuso.

Teresa, se i tuoi sentieri

son passi sul ghiaccio

più falsi che leggeri,

come l’abbraccio

a mano tesa, che ora mi dai.

Teresa, tu non prendertela a male:

niente, capirai, di personale.

Teresa, senza offesa, ce l’hai un cuore?

E allora, va da sé, diglielo tu di rinunciare,

se non altro ormai perché non ti amo più.

 

E poi, sono tre mesi che convivo con i miei

e quasi quasi adesso io ci resto.

Tu non ti abbandonare

non ti lasciare andare,

devi solo realizzare,

che l’amore intenso brucia presto.

E poi, non c’è nessuno che cucina come i miei

tutto il divano e dopo cena Sky.

Tu non ti abbandonare,

non ti lasciare andare,

devi solo maturare un po’,

ma fallo per favore senza me.

 

E non è per qualcosa,

ma, con queste premesse,

Teresa, non vorrei poi ti sfuggisse,

che comunque tu la metti, Teresa,

ci sono affetti, in effetti,

che affetti non sono stai mai,

ma, cosa vuoi,

ai tempi, sai, mi innamorai.

Teresa, intanto smettila di urlare,

che brutta sei, quando ti fai volgare,

ma sento che l’hai detta con il cuore:

e allora va da sè chiedimi tu di rinunciare,

se non altro ormai perché non mi ami più.

 

E poi, sono tre mesi che convivo con i miei

e quasi quasi adesso io ci resto.

Tu non ti abbandonare,

non ti lasciare andare,

devi solo realizzare,

che l’amore intenso brucia presto.

E poi, non c’è nessuno che cucina come i miei,

tutto il divano e dopo cena Sky.

Tu non ti abbandonare,

non ti lasciare andare,

devi solo maturare un po’,

ma fallo per favore senza me.

 

Ma c’è che ti ritrovo in ogni dove,

vorrei fingere che non sia dolore,

respiro, sì, però respiro male,

rimani tra il pensiero e le parole

e in fondo riuscirei soltanto

a dirti che non vali tanto,

ma tu sai capire quando mento.

 

Tu non ti abbandonare,

non ti lasciare andare,

te lo dico col sorriso,

siamo un malinteso gigantesco.

E no, un’altra vita io, Teresa, non ce l’ho,

ti chiedo scusa, ma così impazzisco.

Tu non ti abbandonare,

non ti lasciare andare,

devi solo realizzare,

che l’amore intenso brucia presto.

E poi, non c’è nessuno che cucina come i miei,

tutto il divano e dopo cena Sky.

Tu non ti abbandonare,

non ti lasciare andare,

devi solo maturare un po’,

ma fallo per favore senza me.

MEGABYTES

Forse uno dei testi che sento più vicini

Ho preso una casa, in Zona Cesarini
Ci sto con i bambini e poco di più
Volevo stare in alto, avrei voluto dei giardini
Ma in zona Cesarini, poi
Sei arrivata anche tu
Direi che faccio tutto in Zona Cesarini,
uno qualsiasi dei miei vicini te lo confermerà
in zona si sa, in zona si sa
Ogni volta che ci sono vincoli e ci sono termini da rispettare beh lo sai
ogni volta io mi rendo conto che dovrei conoscermi, dovrei cambiare sì
perché ogni volta poi che ci separano io ci sto male ma rimango immobile
e solo all’ultimo soltanto all’ultimo provo a combattere e riesco a vincere
Mi metto in salvo io in Zona Cesarini
ma è perché sei tu che mi perdoni… e niente di più

 

Sul fiume

Ti sorridono i fiori, quando passa per strada, non ti accorgi di loro.
Poi ti appoggi sull’erba, che è bagnata di sera,
quando cade la luna.
Quando guardi le cose, mi sorprende la luce, che t’illumina il viso.
Se ti sporgi sul fiume, vedi il fiume passare, per ore,
come passa il dolore.

E ti prendo la mano e ti porto lontano da qui,
quelle lacrime al sole troveranno parole da dire: si faranno parole, d’amore.
Se ti lasci soffiare da un respiro d’estate, che ti muove i capelli,
senti il giorno passare come un giorno qualunque, che muore,
come muore il dolore.
E ti prendo la mano e ti porto lontano da qui,
quelle lacrime al sole troveranno parole da dire: si faranno parole, d’amore.

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Ho conosciuto il mondo senza guardare, dai tuoi occhi
Esistono universi che si scontrano
La verità è che siamo indifferenti, troppo distratti
È complicato ammettere gli sbagli
Ti aspetterò, ti scriverò, ti perderò
Ancora mille volte e ancora
Ti scorderò ti rivedrò ti abbraccerò
di nuovo per ricominciare
Ho immaginato lo spazio più profondo, nei tuoi occhi
Ho visto stelle accendersi ed esplodere
La verità è che siamo differenti, troppo distanti
Pianeti che si attraggono e si uniscono
Ti aspetterò, ti scriverò, ti perderò
Ancora mille volte e ancora
Ti scorderò ti rivedrò ti abbraccerò
di nuovo per ricominciare
Ti aspetterò, ti scriverò, ti perderò
Ancora mille volte e ancora
Ti scorderò ti rivedrò ti abbraccerò
di nuovo per ricominciare
Ti aspetterò, ti scriverò, ti perderò
Ancora mille volte e ancora
Ti scorderò ti rivedrò ti abbraccerò
di nuovo per ricominciare

In breve

 

E poi capita che il sangue sbatte addosso
e il vento sia uno scirocco di cristallo,
che ti aggrappi a una follia,
prigioniero dello stallo,
come il mare sotto le alghe.
E come l’albero d’autunno,
lasci foglie sull’asfalto
ad ammucchiarsi contro i muri.
Che si arrende senza sonno, senza storia,
senza volto e quella sfilza di respiri.
Mentre fuggi e ti fai largo
tra la gente, tra le grida
sarà il fisco, sarà il caldo.
Sarà il senso della vita,
ma ti ho visto anche un sorriso,
in quell’improvviso volo.
Dopo i gemiti, il rancore e la consueta ipocrisia,
del “mai più di questi fatti”,
c’è una tua fotografia
nel Sole 24 Ore e due brevi trafiletti.
E come l’albero d’autunno,
lasci foglie sull’asfalto
ad ammucchiarsi contro i muri.
E si arrende senza sonno, senza storia,
senza volto e quella sfilza di respiri.
Quanti giorni accumulati,
che poi bastano minuti
per così perdere il filo.
E’ strano come certi umani dopo tutti questi anni, si consumi anche il destino.

  1. Mille volte ancora – 3:52
  2. Un uomo diverso – 3:55
  3. Sul fiume – 3:56
  4. La vita com’è – 3:53
  5. Nulla – 2:33
  6. Ti sembra normale – 3:35
  7. Disordine d’aprile (feat. Tommaso Di Giulio) – 4:04
  8. In breve – 2:32
  9. Teresa – 3:40
  10. Verso un altro immenso cielo – 3:17

“Poi mi è apparso Maximilian, un uomo né del passato né del futuro, ma di un presente diverso, di un’altra dimensione”: Così Max Gazzè racconta il suo nuovo lavoro, in uscita il 30 ottobre. Una sperimentazione, un viaggio colorato tra i sentimenti e la realtà, tra l’umanità e la vita.

A due anni di distanza da Sotto casa arriva Maximilian, il nuovo album di Max Gazzè, in uscita il 30 ottobre. Viene subito da chiedersi chi è Maximilian: un alter ego? Forse è meglio non farsi troppe domande, divincolarsi dalla ragione e abbandonarsi all’ascolto. Del resto è sempre complicato spiegare un disco di un artista come Gazzè.160842055-127aa708-984a-405a-8977-feec7d7cbdb5

Visionario e iperuranico, onirico nella sua riflessione sulla vita, sul mondo eppure concreto e lucido nelle descrizioni. L’ultimo lavoro del musicista romano nasce da una sperimentazione, da un miraggio che ha cambiato il corso del progetto sfociando in risultati eclettici: “Stavo sperimentando nuovi strumenti e creando suoni diversi – spiega l’artista. Poi mi è apparso “Maximilian”, un uomo né del passato né del futuro, ma di un presente diverso, di un’altra dimensione. Il nuovo disco doveva essere un progetto sperimentale, poi sono arrivate le canzoni. Mi piace molto così com’è, un quadro con tanti colori, eterogeneo”. Attraverso la musica l’artista vuole veicolare messaggi ed emozioni; lui diventa tramite di questo passaggio instaurando un rapporto con il pubblico, uno scambio generatore di altre sensazioni.

“Ti aspetterò, ti scriverò, ti perderò/ ancora mille volte ancora/ ti scorderò, ti rivedrò, ti abbraccerò/ di nuovo per ricominciare”, così recita il pezzo di apertura dell’album,Mille volte ancora. Si tratta di una lettera di un padre al figlio, nella quale emerge uno dei rapporti più delicati, quello tra genitore e figlio, fatto di partenze e di ritorni, di parole e di sguardi, di silenzi assordanti ed infiniti che spesso si dissolvono in un abbraccio, di parole e carezze che riecheggiano per sempre.
Dieci tracce che nascono dalla sperimentazione, scritti con il fratello Francesco Gazzè e altri autori che compaiono per la prima volta. Con la produzione artistica dello stesso Gazzè, e con la produzione esecutiva di Francesco Barbaro, il disco è stato registrato e mixato a Roma e masterizzato a New York da Chris Gehringer, presso lo Sterling Sound.

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Gli altri brani disegnano un disco centrato sull’uomo e sulla vita con pezzi che parlano di attualità (In breve), della frenesia quotidiana (La vita com’è), della sfera dei sentimenti in varie sfaccettature con i pezzi Un uomo diverso, Sul fiume, Nulla, Ti sembra normale, Teresa, Verso un altro immenso cielo, Disordine d’aprile. Il nuovo tour partirà a febbraio da Pescara ed è già sold out, tanto che le prime date sono state raddoppiate.

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